Associazione culturale senza fini di lucro fondata nel 1972 che riunisce appassionati di mineralogia e paleontologia per promuovere lo studio, la ricerca, la raccolta e lo scambio di minerali e di fossili.

Sede:
Museo Naturalistico Mineralogico del Collegio Nazareno
Largo del Nazareno, 25 - 00187 ROMA
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Gita sociale e ricerca mineralogica sul terreno nella cava di Montenero Onano (VT)

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di
Edgardo Signoretti
Roberto Pucci

 

         

Sabato 16 Giugno 2007 il Gruppo Mineralogico Romano ha organizzato una gita sociale di ricerca sul territorio nella cava di pozzolana di Montenero in località “ La Selva ” conosciuta come “Cava di Onano”. La gita, favorita da una stupenda giornata di sole, si è svolta con la ricerca in cava nella mattina, il pranzo presso un ristorante tipico di Valentano e la visita pomeridiana al Museo della preistoria della Tuscia, visita guidata dal curatore del museo stesso dott. Romualdo Luzi.

In queste note ci limiteremo a fare un breve resoconto sugli esiti della ricerca che è stata possibile grazie all'autorizzazione ottenuta dalla proprietà della cava e alla disponibilità delle maestranze.

La cava di Montenero, descritta pochi anni fa su questo stesso notiziario (Signoretti e Bosco, 2001), è tuttora in piena attività estrattiva e coltiva materiali prodotti dall'attività del Complesso Vulcanico Vulsino.

Fig. 1 - Aspetto di uno dei fronti di scavo dove sono evidenti i vari livelli di piroclastici e la grande quantità di inclusi .

In questi ultimi anni, grazie alla enorme quantità di materiale rimosso dalle scavatrici, sono stati visionati dai ricercatori innumerevoli frammenti di rocce provenienti dai depositi, a forma lenticolare e ricchi di inclusi, presenti tra i livelli piroclastici formati da tufi e dalle caratteristiche scorie nere (Fig. 1).

 

Tale lavoro di ricerca ha portato al rinvenimento di specie mineralogiche nuove per la località: la celestina già segnalata su questo notiziario (Fiori e Pucci, 2005), altre, quali nefelina e magnesiohastingsite, comunicate da altri ricercatori o citate sui siti di altre associazioni.

La ricerca in cava

Quanto frenetico sia, nella cava, il lavoro quotidiano di scavo e movimento terra lo dimostra il fatto che un mese prima della gita, con i soci G.M.R. L. Mattei, M. Burli e I. Caponera, in un sopralluogo durante il quale si erano presi accordi con la proprietà, dopo aver osservato sulle pareti alcuni di quei depositi lenticolari ricchi di proietti utili per la ricerca, si erano accantonati ai margini del piazzale (ritenendo il luogo fuori dall'area di lavoro) alcuni blocchi lavici interessanti da “frantumare” il giorno della gita. Ma, arrivato tale giorno, non solo non si è riusciti a ritrovare i blocchi lasciati, ma tutta la cava appariva completamente trasformata.

Tutto il materiale ammassato ai bordi del piazzale era stato spianato e sotto le tramogge non si notavano blocchi di particolare interesse.

A dare una svolta positiva alla giornata ha contribuito decisamente il manovratore di una grossa ruspa che, ad una nostra richiesta, ha smosso con la benna i massi di un grosso cumulo, spargendoli sul terreno consentendoci di esaminare una discreta quantità di materiale (Figg. 2 e 3).

  Fig. 2 - Una grossa ruspa sparge sul terreno i massi di uno dei pochi cumuli rimasti sul piazzale.

   Fig. 3 - Un momento della ricerca in cava.

Con questo nuovo materiale a disposizione un po' tutti si sono divertiti a “smartellare”, attività che era sicuramente nei desideri di ognuno e obiettivo primario della gita.

La ricerca è stata, sotto certi aspetti, fruttuosa poiché, oltre a campioni di minerali che abitualmente sono rinvenibili in questa cava, sono stati fatti ritrovamenti di un certo interesse, tutti nelle cavità di blocchi lavici.

Oltre a splendidi ciuffetti di cristalli, fino a due centimetri, di probabile aragonite (Fig. 4) rinvenuti da I. Caponera, sono stati rinvenuti cristalli di minerali ai quali sul momento non è stato possibile dare un nome, come gli inconsueti cristallini allungati e sottili di colore celeste leggermente tendente al verde (Fig. 5) rinvenuti da G. Crassan. Questi cristallini erano disposti in modo disordinato a ricoprire una delle tante formazioni globulari rugginose presenti nelle cavità di un blocco.

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 4 - Aragonite, cava di Montenero Onano (VT); cristalli di 8- 10 mm . Coll e foto R. Pucci

Le cavità contenevano anche globuletti bianchi di microcristallini troppo piccoli per poterne individuare la morfologia, qualche rara laminetta di “mica” color ambra e piccoli cristalli ialini molto allungati e sottili distribuiti in modo disordinato costituiti probabilmente da “apatite”. Altri cristallini ialini, dei quali si individuavano solo parzialmente alcune faccette delle terminazioni, tappezzavano completamente le superfici delle cavità come pure le presunte “apatiti” e i globuletti bianchi (vedi Fig. 5).

 

 

 

 

 

 

Fig 5 – Minerale non identificato, cava di Montenero Onano (VT); dim aggreg 1,7 mm , sono anche evidenti gli aggregati “rugginosi”, i globuletti bianchi, le probabili “apatiti” e i cristallini ialini che ricoprono quasi tutto. Coll. G. Crassan,
foto R. Pucci

Sottoposti all'azione dell' acido cloridrico sia i globuletti bianchi che i cristallini ialini, che rivestivano quasi tutto, presentavano solamente una lentissima dissoluzione (zeoliti?). I cristallini celesti che per colore e forma ricordano l'auricalcite – (Zn,Cu2+)5(CO3)2(OH)6 - costituiscono un ritrovamento unico pertanto, a meno di altri “incontri” fortunati, probabilmente non saranno mai analizzati.

Su altri cristalli rinvenuti, invece, successivamente è stato possibile fare una prima indagine mediante analisi al SEM – EDS presso l'Università Roma Tre (1) che pur fornendo dei dati soltanto qualitativi ha consentito di azzardare delle ipotesi sulla identificazione dei campioni.

Fig. 6 – Calcopirite, cava di Montenero Onano (VT); cristalli di 0,2- 0,5 mm . Coll. E. Signoretti, foto R. Pucci .

In particolare I. Caponera rinveniva alcuni cristallini ben formati di colore grigio-dorato, che talvolta mostravano lucentezza quasi metallica e frattura concoide, ma più spesso tracce di alterazione profonda che, pur conservandone la morfologia, li rendeva di aspetto rugginoso. Associati a questi vi erano ciuffetti di cristallini opachi di calcite di colore da bianchiccio ad ambrato. Sottoposti ad analisi i cristallini grigio-dorato risultavano essere costituiti da un solfuro di ferro e rame e, considerata la loro morfologia, si è ipotizzato che potessero essere di calcopirite (Figg. 6 e 7).

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig.  7  –  Calcopirite, cava di Montenero Onano (VT); cristalli di 0,3- 0,5 mm (particolare della fig. 6). Coll. E. Signoretti, foto R. Pucci.

Altri cristalli, di forma aciculare allungatissimi e flessibili, di dimensioni quasi sempre submillimetriche, di colore da bianchiccio a gialliccio-dorato sono stati rinvenuti in due giaciture diverse da E. Signoretti.

I due blocchi erano costituiti da roccia che, in assenza di uno studio petrografico puntuale, è abbastanza arduo definire con precisione, per cui ci limiteremo a darne una descrizione macroscopica più precisa possibile.

Un primo blocco era costituito da una lava grigio scuro tendente al verdastro, con una pasta di fondo compatta in cui si potevano osservare fenocristalli di biotite, “pirosseno” e K-feldspato. Le frequenti fessurazioni, con andamento subparallelo, contenevano cristallini trasparenti e ben definiti di K-feldspato, agglomerati di microcristalli di “pirosseno”, che spesso ne tappezzavano le rare geodine, meno frequenti titanite e quarzo. Nei punti in cui era presente il quarzo, spesso in cristallini biterminati, si osservavano cristallini aciculari sottilissimi, di lunghezza da 0,2 a 1 mm , del minerale in esame (campione A) impiantati sul “pirosseno” (Fig. 8).

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 8 – “Anfibolo” (campione A), cava di Montenero Onano (VT); cristalli aciculari di 0,3- 1,5 mm . Coll. E. Signoretti, foto R. Pucci.

Il secondo blocco era costituito da una lava di colore grigio tendente al verdastro con frequenti piccole inclusioni di aspetto vetroso di colore verde bottiglia. La massa si presentava disseminata di bollosità di dimensioni da submillimetriche a centimetriche le cui superfici erano spesso rivestite da microcristalli di K-feldspato. Nelle cavità, oltre al K-feldspato, si osservavano laminette di “mica” color ambra, submillimetrici cristallini prismatici esagonali terminati da pinacoide ben formati e quasi ialini, costituiti probabilmente da nefelina e aggregati globulari di materiale rugginoso di diametro sempre al di sotto del millimetro, dello stesso tipo di quelli che facevano da supporto ai cristalli celestini di cui si è detto prima. Su questi aggregati erano impiantati numerosi cristallini aciculari, di qualche decimo di millimetro, del minerale in esame (campione B) che conferivano all'insieme l'aspetto di microscopici “ricci di mare” (Fig. 9).

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 9 – “Anfibolo” (campione B), cava di Montenero Onano (VT); cristalli aciculari di 0,1- 0,2 mm . Coll. E. Signoretti, foto R. Pucci..

Entrambe i campioni di cristallini aciculari sottoposti ad analisi hanno mostrato composizioni (Fig. 10) riconducibili a quelle: (campione A) di un anfibolo sodico-calcico tipo richterite [(K,Na)(Na Ca)(Mg,Fe)Si8O22(OH)2]; (campione B) di un anfibolo calcico tipo magnesiohastingsite [NaCa2(Mg4Fe3+)Si6Al2O22(OH)2] dove il Na può essere sostituito da K (Leake et al . 1997).

Fig. 10 – Spettri di fluorescenza (ED) dei cristalli aciculari rinvenuti nella cava di Montenero, Onano (VT); a sinistra quello relativo al campione A, a destra quello relativo al campione B.

Ovviamente la certezza di aver trovato o meno la magnesiohastingsite – peraltro, come si è detto prima, già segnalata per la cava Montenero – e la richterite si potrà avere soltanto approfondendo le indagini analitiche sul materiale che in questo caso è presente (tenuto il debito conto delle dimensioni) con relativa abbondanza.

Ringraziamenti

Gli autori ringraziano il dott. F. Bellatreccia del Dipartimento di Scienze Geologiche dell'Università Roma Tre per le analisi al SEM.

 

Nota

  1. Le analisi sono state effettuate presso il Laboratorio Interdipartimentale di Microscopia Elettronica (LIME) dell'Università Roma Tre con microscopio elettronico a scansione Philips XL30 equipaggiato con detector per analisi chimica in EDS (Energy Dispersion Spectroscopy) EDAX 134 eV; condizioni operative: accelerating voltage 25kV, 1,64 nA, diametro del fascio 3,5 µm.


 
 



BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Fiori S. e Pucci R., (2005) - Celestina nella cava Montenero di Onano-VT . - “Il Cercapietre” Notiziario del G.M.R ., 1/2, 4-5.

Leake B.E., et al , (1997) – Nomenclature of amphiboles: report of the subcommittee on amphiboles of the International Mineralogical Association, Commission on New Mineral and Mineral Names. – The Canadian Mineralogist , 35, 219-246.

Signoretti E. e Bosco P ., (2001) - Le Cave di Gradoli e Onano. - “Il Cercapietre” Notiziario del G.M.R., 1 /2 , 10-25.

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