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LE “SANIDINITI” DI MONTE SALIETTE (VALENTANO, VT)

di
Maurizio Burli
Igino Caponera
Edgardo Signoretti

 

      

È proprio vero che ogni persona, pervasa da un profondo interesse per una cosa, ha la capacità di osservare, in ogni situazione, tutti gli elementi riconducibili a tale interesse?

Entrando in una casa l'imbianchino non può fare a meno, girando gli occhi attorno, di valutare in cuor suo le caratteristiche delle pareti, come pure il calzolaio la qualità delle scarpe.

Così il mineralogista non può esimersi dal gettare uno sguardo sui sassi nel terreno, qualunque sia il motivo per cui si trova in quella località, cercando di capire le loro origini e caratteristiche. Può capitare, infatti, che esplorando il sottobosco alla ricerca di funghi si rinvengano sassi dall'inconfondibile aspetto “sanidinitico” là dove non erano stati segnalati in tanti anni di ricerca.

Nell'autunno del 1998, l'allora direttore della biblioteca di Valentano (VT), il dott. R. Luzi, e uno degli autori (MB) decisero di “andar per funghi”. Il posto, poco fuori l'abitato di Valentano stesso, venne indicato da una persona pratica dei luoghi, così il nostro amico mineralogista venne accompagnato in un bosco ai margini di una valletta sul bordo interno del lato sud della caldera di Latera, sovrastata da una collina denominata Monte Saliette (fig. 1).

  Fig. 1 – Valentano, il rilievo di “Monte Saliette”. Foto R. Pucci.

Dopo essersi inoltrati per alcune decine di metri fra gli alberi - chi ha pratica di ricerca di funghi riesce a capire se il sottobosco può dare i frutti sperati o no - ci si rese conto che in quel posto si rischiava di perdere tempo, per cui si decise di tornare indietro e tentare altrove.

Fig. 2  –  M.te Saliette, un incluso sanidinitico.
               Foto E. Signoretti.

Ma sul margine del querceto, il mineralogista, occasionalmente con il cesto e il pensiero ai funghi ma l'occhio sempre attento ad osservare i sassi, scoprì un grosso blocco sanidinitico inconfondibile anche se parzialmente coperto da muschio (fig. 2).

Si fece presto, poi, guardando da vicino a notare che il blocco era pieno di cavità nelle quali spiccavano cristalli neri di granato. Tornare alla macchina e prendere il martello da geologo, fraterno compagno di sempre, staccare alcuni pezzi del proietto fu cosa più lunga da pensare che da fare! Uno sguardo veloce ai sassi intorno e si notarono altri frammenti che escludevano la casualità del rinvenimento.

Bisognava tornarci con calma!

A casa, dopo accurata pulizia, le “melaniti” apparivano con le facce leggermente tramoggiate, meno belle di quanto si sperava, di conseguenza le attenzioni venivano poste su una accurata osservazione dei frammenti al microscopio binoculare per capire se, negli interstizi fra i cristalli di sanidino, ci fossero altri minerali, magari qualcuno di assoluta rarità.

La roccia all'interno si presentava fresca, con cristalli di sanidino non alterati e di notevoli dimensioni e trasparenza, accompagnati da melanite, magnetite, un minerale del gruppo della sodalite e scarsa titanite (figg. 3 e 4). Conclusione: belle le associazioni, ma minerali pochi e molto comuni, anche se ben cristallizzati.

  Fig. 3 – M.te Saliette, incluso sanidinitico caratteristico. Foto R. Pucci.

  Fig. 4– M.te Saliette, incluso sanidinitico caratteristico. Foto R. Pucci.

Valeva comunque la pena di tentare una nuova e più approfondita ricerca sul terreno. Infatti il nostro socio tornò sul posto con il suo antico Mentore in mineralogia, nonché socio del G.M.R. Giancarlo Fratangeli.

Le condizioni apparvero subito favorevoli: il campo era stato arato e fra i sassi lavati da un recente acquazzone si individuavano con facilità molti blocchi di tipo sanidinitico.

Eccitati da tale abbondanza i martelli sprigionavano scintille e in breve tempo il terreno mostrava i segni della battaglia ingaggiata con i sassi incontrati.

Fig. 5  –  Afghanite, M.te Saliette Valentano; cristalli di 0,8-1,2 mm.   Coll. e foto E. Signoretti.

In verità una battaglia purtroppo persa dai responsabili di tanta strage, perché il materiale, anche se interessante come roccia, portava sempre gli stessi minerali. Analogo risultato, si ottenne quel giorno stesso, cercando in blocchi rinvenuti in “mucchietti” sistemati dai contadini ai bordi del campo arato.

Ma la speranza, veramente, è sempre l'ultima dea! Quando poi si sposa con la caparbietà del “nostro socio” qualche risultato arriva, anche se solo nel gennaio di questo anno in una giornata di ricerca, nello stesso sito, insieme all'amico e socio del G.M.R. Edgardo Signoretti.

Edgardo raccoglie e colleziona “sanidiniti” laziali, cercando in esse differenze e particolarità anche in blocchi all'apparenza compatti e privi di cristalli pregevoli dal punto di vista collezionistico. Fu soffermandosi a scrutare con attenzione, con la lente, piccole cavità in un blocco dall'aspetto insolito, che osservò cristallini ben formati di un minerale riconducibile al gruppo della cancrinite.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 6 – Afghanite, M.te Saliette Valentano; cristallo di 0,8 mm .
Coll. e foto R. Pucci.

I frammenti del blocco portati a casa si rivelarono più generosi del previsto e i tanti cristalli osservati al microscopio mostravano un abito inusuale: quelli che sembravano prismi esagonali molto allungati, erano in realtà associazioni di prismi esagonali molto corti con il pinacoide (001) in comune (figg.5, 6, 7 e 8).

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 7 – Afghanite, M.te Saliette Valentano cristallo
di 1 mm .
Coll. e foto
E. Signoretti.


 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 6 – Afghanite, M.te Saliette Valentano; cristallo di 0,5 mm .
Coll. e foto R. Pucci.

Recenti segnalazioni facevano ben sperare (vishnevite o altro), ma i parametri di cella, determinati in diffrazione ai raggi X su cristallo singolo presso l'Università di Pavia, risultavano, in seguito, invece quelli tipici dell'afghanite.

Rinfrancati da questo insperato rinvenimento si tornò a cercare ancora e ci si accorse che la insolita quantità di proietti rinvenuti era solo una piccola parte di quelli ancora da rompere.

Il completo disboscamento della collinetta aveva portato alla luce grossi cumuli di blocchi che prima giacevano sotto la fitta boscaglia (fig. 9 e 10).

  Fig. 9 - M.te Saliette, accatastamento di inclusi nel sottobosco.    Foto E. Signoretti.

  Fig. 10 – M.te Saliette, un momento della ricerca.
                Foto M. Burli.

Fig. 11 - M.te Saliette, inclusi accatastati visibili in un “taglio”della collina.   Foto E. Signoretti.

Inoltre quello che era sembrato un livello a proietti osservabile in un taglio nella collinetta, proprio sotto le radici degli alberi, altro non era che l'accumulo di blocchi di diversa natura accatastati per lavori di dissodamento del terreno, probabilmente, in tempi remoti (fig. 11).

La maggior parte dei blocchi rinvenuti erano molto simili a quelli di tipo sanidinitico che si raccoglievano a Poggio Bottinello, che dista da Monte Saliette circa 5 km in direzione Ovest.

I minerali rinvenibili erano: abbondante andradite varietà melanite (ma in cristalli meno belli di quelli di Poggio Bottinello),“sodalite”, “apatite”, zircone, “mica”, baddeleyite, afghanite, altra “cancrinite” non ancora analizzata, vonsenite, orneblenda, titanite e un minerale non identificato in cristalli allungati e sottili di colore dal rossiccio al bruno con lucentezza resinosa, attualmente in fase di studio (fig. 12).

Fig. 12 - M.te Saliette, minerale in fase di studio; cristallo di 1,2 mm .   Coll. e foto E. Signoretti.

Raramente sono stati rinvenuti proietti di tipo pirossenico o melilitico, né è mai stata fino ad ora osservata la presenza di vesuvianite.

Ringraziamenti

Gli autori ringraziano il Dott. Massimo Boiocchi, del Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Pavia, per le analisi in diffrazione ai raggi X su cristallo singolo effettuate sulla afghanite.

 

 

 


 
 


                   

 
 
 
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