
|
Fig. 1– Massa Marittima: Cattedrale di S. Cerbone. |
|
La rassegna sulla ricerca mineralogica nelle discariche della Toscana meridionale iniziata sul Cercapietre 1/2-2005, con riferimento ad alcune mineralizzazioni a mercurio (Cerreto Piano) e ad antimonio (Zolfiere e Pereta), in questo numero si appresta a “smuovere i sassi” sul Poggio di Serrabottini nei pressi della città di Massa Marittima (fig. 1), località per un certo verso unica sia dal punto di vista mineralogico che storico.
Non c’è, probabilmente, mineralogista che collezioni minerali che non abbia sentito parlare di questa cittadina medioevale, straordinariamente bella dal punto di vista architettonico e posta al centro di una vasta area mineraria dalla quale, fin dall’antichità, venivano estratti importanti minerali, tanto da far meritare alla città il nome di “Massa Metallorum”.
La maremma toscana, nota ai più come terra di butteri, coltivazioni e pascoli, buona cucina, malaria e cinghiale, ha avuto ed in parte ha (insieme alla Sardegna) nelle sue viscere la più grande ricchezza mineraria italiana. In un passato recente, è stata: produttrice del 90% della pirite nazionale (Gavorrano); la principale produttrice di lignite (Ribolla); la produttrice di un terzo del mercurio mondiale (Amiata, Zolfiere e Cerreto Piano) (Bianciardi e Cassola, 1956).
Alcune delle sue miniere tra cui Niccioleta, Montieri, Capanne, Campiano, Gavorrano, hanno fornito in passato eccezionali campioni di minerali che oggi possono essere ammirati in molti musei e in numerose collezioni private.
La meta di questa nostra escursione, già oggetto di una ricerca del G.M.R. nel settembre 2004, sono le discariche situate tra il poggio di Serrabottini e Colle Montierino, nome quest’ultimo, derivato, secondo alcuni, dalla grande affinità osservata fra il materiale qui estratto e quello proveniente dalla vicina miniera di Montieri (mons aeris).
Queste discariche sono il risultato di secoli di sfruttamento di alcuni giacimenti mineralizzati a pirite, calcopirite, blenda e galena e occupano una vasta area oggi in parte ricoperta da boschi o caratterizzata da zone brulle di colore giallastro. I terreni sono costituiti essenzialmente dal materiale sterile dei pozzi e frammenti di rocce mineralizzate, resti delle passate lavorazioni, in prevalenza blocchi di ganga calcitica o quarzosa, calcare cavernoso a volte completamente silicizzato (Arisi Rota e Vichi, 1971).
Su questa località, a testimonianza del grande interesse anche scientifico suscitato dai ritrovamenti fatti, è stato realizzato un mirabile lavoro firmato da Cesare Sabelli, Filippo Olmi, Giancarlo Brizzi e Rodolfo Meli e pubblicato sulla Rivista Mineralogica Italiana n.°1/ 1996.
Noi che scriviamo, vogliamo qui raccontare solo la nostra particolare esperienza di ricerca su questo territorio a cui ci sentiamo legati forse quanto tutti gli appassionati mineralogisti toscani.
L’identificazione dei minerali da noi rinvenuti e fotografati è frutto di tanti e diversi elementi quali la conoscenza acquisita durante le nostre numerose visite, i lavori e le analisi fatte da altri, le spiegazioni e le comunicazioni personali di “affidabili” mineralogisti, molti dei quali toscani tra cui quelli del Gruppo Mineralogico Pistoiese e del confronto fatto (là dove possibile) fra i campioni in nostro possesso e quelli di altri ricercatori. Ci sono stati inoltre di grande aiuto gli scambi di campioni fatti nelle mostre, esemplari che abbiamo utilizzato come termine di paragone e di confronto e inoltre le immagini pubblicate sulla Rivista Mineralogica Italiana (Sabelli et al., 1996).
Un sentito ringraziamento va al dott. Sergio Baldinacci, presidente del Centro Studi Storici di Massa Marittima e autore di numerosi saggi, per la cortese disponibilità a fornire importanti informazioni sulla storia, sulle località e sulle discariche.
|
Fig. 2 cartina: in verde zona di ricerca; in blu il percorso da Gavorrano Scalo fino a Serrabottini.
| 1 - Colle Montierino |
2 - Poggio Bindo |
| 3 - Capanne vecchie |
4 - Valpiana |
| 5 - Colle Bruscoline |
6 - Massa Marittima |
| 7 - Poggio al Montone |
8 - Lago dell’Accesa |
| 9 - La Pesta |
10 - Gavorrano Scalo |
|
|
Venendo da Roma la località è raggiungibile, seguendo la SS 1 Aurelia fino all’uscita per Gavorrano Scalo e proseguendo a destra, verso l’interno, sulla SP 31 in direzione Ribolla-Accesa (fig. 2). Dopo pochi chilometri, in prossimità del primo bivio, bisogna voltare a sinistra sulla SP 49 in direzione Massa Marittima. Attraversato il fiume Bruna si raggiunge la località “La Pesta” (altra importante miniera) in prossimità del lago dell’Accesa, da dove, voltando a destra sulla SP 50 , si prende a salire verso la collina in direzione Capanne Vecchie.
Dopo circa 3 km sulla sinistra è visibile un largo piazzale (dove vengono accatastati i tronchi degli alberi tagliati) da cui parte una carrareccia che va verso la sommità del colle. L’area è riconoscibile anche per la presenza di alcuni cartelli informativi che segnalano l’appartenenza di questa area al Parco Minerario delle Colline Metallifere.
Pochi metri più avanti rispetto al piazzale, parallelamente alla strada asfaltata, in uno spiazzo delimitato dalla boscaglia (fig. 3) è visibile un pozzino medioevale utilizzato per l’estrazione del minerale (molti pozzi sono stati riempiti). Tutta l’area verso la sommità della collina, ma anche quelle limitrofe, sono area di caccia per noi ricercatori.
|
Fig. 3. Pozzino medioevale in località Serrabottini sud. |
|
Il nome “Serrabottini” sembra derivare dalla dicitura “serra” che sta come catena collinare e “bottini” come pozzi o pozzetti (Santi, 1806). Secondo altri, il termine “bottini” sta per analogia con la miniera d’argento del Bottino (Badii, 1931).
I “pozzini” o “bottini”, sono pozzi verticali che servivano per l’estrazione del minerale ed erano scavati molto vicini fra loro al fine di avere una maggiore estensione del fronte di estrazione.
Quelli ancora visibili sul terreno sono tutti di epoca medioevale ed hanno apertura a forma circolare con diametro tra i due e i tre metri ed una profondità che non supera gli 80 metri.
Sono recintati e facilmente individuabili perché sono circondati da grandi ammassi di materiale sterile. (fig. 4).
|
Fig. 4. Ricerca nelle discariche. Escursione di ricerca del G.M.R., settembre 2004. Sulla destra è visibile la recinzione intorno ad uno dei “Pozzini”. |
|
Cenni Storici
La storia di questa terra e degli uomini che l’hanno abitata e che la abitano è stata sempre contrassegnata dal grande spirito libertario che ha caratterizzato da sempre la storia di gran parte della nostra penisola. Lo testimoniano l’esperienza del ”Libero Comune”, i cimeli del museo garibaldino, i documenti sulle lotte dei primi anni del 1900, il grosso tributo di sangue degli 83 civili fucilati per rappresaglia dai nazifascisti a Niccioleta il 13 e 14 Luglio del 1944 (Bianciardi e Cassola, 1956).
La miniera di Ribolla segna, inoltre, la più grave sciagura mineraria italiana con 43 vittime la mattina del 4 Maggio 1954. (Bianciardi e Cassola, 1956).
L’area di Serrabottini ha una storia antichissima. Lo testimoniano forni, scarti di lavorazioni, arnesi di lavoro, tracce di antiche escavazioni e resti di insediamenti umani.
Ma poiché molte situazioni sono state in parte cancellate da lavorazioni successive o da incontrollati prelievi di materiali giacenti nelle discariche (per massicciate stradali e altro), oggi, là dove non si incontrino reperti archeologici è praticamente impossibile stabilire con certezza se quel filone sia stato o no precedentemente sfruttato o se eventuali tracce di precedenti lavorazioni siano state distrutte da quelle più recenti, di cui si ha notizia.
Si può affermare che le località, delle Bruscoline, della Castellaccia, di Poggio al Montone sono state sicuramente sfruttate dagli Etruschi fin dal VI° secolo a.C.. Numerosi sono, infatti, i reperti archeologici rinvenuti sul territorio, oltre all’importante necropoli portata alla luce in prossimità del lago dell’Accesa.
Durante alcuni scavi per sondaggi sono stati rinvenuti anche reperti di epoca romana, anche se è probabile che i Romani abbiano aperto lavorazioni su alcuni giacimenti, cessando però abbastanza presto lo sfruttamento dei filoni, forse, secondo alcuni, per la maggior convenienza, dal punto di vista estrattivo, offerta dai giacimenti spagnoli.
Sul Poggio Serrabottini e sul Poggio Montierino, invece, non sono stati rinvenuti reperti archeologici, per cui non sono accertabili lavorazioni precedenti a quelle medioevali. Oltre tutto, senza segni tangibili, resta molto difficile differenziare le escavazioni degli Etruschi e dei Romani da quelle fatte in epoche successive fra il IV e il VII sec. d.C., poiché le tecniche minerarie in quei secoli erano rimaste pressoché invariate.
Bisogna inoltre aggiungere che l’area di Serrabottini ha visto una grande e fiorente attività estrattiva, anche fra il X e il XIII sec. d.C. (Bianciardi e Cassola, 1956) e nuovi prodotti sono andati ad aumentare il volume delle discariche.
Il Lotti (Lotti, 1893), nel descrivere le località estrattive, ridefinisce la zona delle Bruscoline come “Serrabottini nord”, forse per differenziarla da quella del Poggio Montierino detta di “Serrabottini sud” situata più a ridosso del filone di Capanne Vecchie.
Dopo le invasioni barbariche, furono i nuovi feudatari longobardi a ripristinare le attività estrattive. Massa Marittima fu un libero Comune per circa un secolo fino al 1335 quando si mise sotto la protezione di Siena. E’ massetano il primo codice minerario europeo: Ordinamenta super arte fossarum rameriae et argenteriae civitatis Massae (1325) .
Ma la sudditanza da Siena, le pestilenze, le guerre posero fine all’attività mineraria in questa zona della Maremma.
Per quattro secoli si pensò solo alla bonifica dei terreni ed all’agricoltura.
|
Fig. 5. Massa Marittima: monumento ai minatori. |
|
In realtà Siena considerò sempre la Maremma come colonia da cui attingere per le risorse agricole, tanto che il maggior istituto di credito toscano, il Monte dei Paschi (dei pascoli) di Siena nel 1624, pose come garanzia del proprio capitale le rendite demaniali della maremma agricola e non le sue risorse minerarie. (Bianciardi e Cassola, 1956).
La grande ripresa dell’attività estrattiva è segnalata nel 1830 (Lotti, 1893), per merito del Granduca Leopoldo II che concesse la facoltà di scavare miniere per l’estrazione del rame.
I giacimenti dell’Accesa (1835), Capanne Vecchie, Poggio Bindo (1847) si dimostrano molto ricchi e i contadini del massetano, dopo quattro secoli, tornano ad essere minatori.
|
Fig. 6. Massa Marittima: cartello di miniera esposto nel museo della miniera. |
|
Il grande sviluppo minerario si manifesterà a partire dal 1910 quando la Soc. Montecatini metterà in cantiere l’ipotesi di avere in Italia una forte industria chimica, autonoma da quella tedesca. Per questa industria, la materia prima era rappresentata dalla pirite, necessaria per la produzione dell’acido solforico.
Per questo motivo Ravi-Gavorrano, Boccheggiano, Niccioleta ed altre località limitrofe ebbero nuovamente un enorme sviluppo estrattivo. Ravi-Gavorrano fu la più famosa ed il giacimento fu sfruttato fino ad oltre quattrocento metri di profondità (Bianciardie e Cassola, 1956). Riprese anche lo sfruttamento dei filoni a solfuri misti (zinco, piombo, rame), furono riattivate alcune gallerie mentre altre miniere furono aperte nell’area dell’Accesa-Serrabottini e Fenice-Capanne (Corpo delle miniere, 1860-1985).
I MINERALI
Rinvenire minerali nell’area delle discariche oggi non è cosa semplice, nonostante la grande abbondanza di materiale a disposizione.
La ricerca fino a qualche tempo addietro aveva bisogno di una semplice “strategia” di lavoro che consisteva in tre fasi:
1) saggiare il terreno di discarica al fine di individuare un posto dove cercare (dove ci siano tracce di frammenti mineralizzati).
2) scavare con un badile una trincea o piccolo buco nel posto prescelto, sperando nella buona sorte, per estrarre i blocchi mineralizzati,
3) rompere i blocchi e controllare attentamente il contenuto delle geodi con l’aiuto di una lente 10x.
|
Fig. 7. Malachite, Serrabottini. Campo mm 6.
Coll. e foto E. Signoretti. |
|
Oggi, dopo molti decenni di ricerche, nei luoghi più visitati (cioè ritenuti più fertili), frammenti di rocce già tritate e scartate sono andati ad ammassarsi anche sopra i “vecchi” blocchi ancora sepolti, per cui, prima di poter iniziare le ricerche nell’antica discarica diventa necessaria una preventiva opera di sgombero di questi detriti più recenti.
La maggior parte dei minerali rinvenuti sono stati osservati in matrice limonitica frammista a quarzite, roccia di color giallo ocra fino a rosso scuro sulla quale spiccano bene le diverse varietà cromatiche delle mineralizzazioni.
Minerali si rinvengono anche nei blocchi di ganga calcitica o quarzosa, e bisogna fare attenzione soprattutto quando questi ci appaiono colorati da patine azzurro-verdastre, ancor più se contenenti zonature riempite da galena (PbS).
|
Fig. 8. Emimorfite, Serrabottini. Gruppo di cristalli mm 8.
Coll. e foto E. Signoretti . |
|
Scarsamente “produttivi” sono i blocchi dove abbondante appare pirite e calcopirite.
Fra le oltre 40 specie mineralogiche osservate a Serrabottini ve ne sono alcune di indiscusso valore scientifico, altre di sicuro interesse collezionistico, altre comuni e relativamente poco interessanti sia dal punto di vista collezionistico che scientifico.
Fermo restando che l’identificazione certa di un minerale richiede sempre opportune analisi (diffrazione ai raggi X e analisi chimiche), una attenta osservazione ed il confronto di un gran numero di esemplari di specie diverse risulta essere un valido strumento “analitico”. Pertanto una particolare attenzione dovrà porsi a colore, abito cristallino, associazioni ecc..
ELENCO DEI MINERALI
Nella tabella 1 è riportato l’elenco dei minerali rinvenuti a Serrabottini segnalati da Sabelli et al .(1996).
| Tab. 1. elenco delle specie mineralogiche segnalate da Sabelli et al .(1996). (C-Comune, PC-Poco Comune, R-Rara, RR-Rarissima) |
Minerale |
Frequenza di ritrovamento |
Adamite |
PC |
almandino |
RR |
alumoidrocalcite |
R |
andradite |
R |
anglesite |
PC |
antlerite |
C |
aragonite |
C |
auricalcite |
C |
azzurrite |
PC |
barite |
PC |
bornite |
PC |
brochantite |
C |
calcite |
C |
calcoalumite |
PC |
calcofanite |
PC |
calcopirite |
C |
calcocite |
PC |
carbonato-cianotrichite |
R |
cerussite |
PC |
covellite |
R |
crisocolla |
C |
cuprite |
RR |
dolomite |
PC |
dundasite |
R |
ematite |
PC |
epidoto |
R |
galena |
C |
gesso |
C |
goethite |
PC |
idrozincite |
R |
jarosite |
R |
linarite |
PC |
malachite |
C |
mimetite |
RR |
olivenite |
RR |
osarizawaite |
RR |
pirargirite |
R |
pirite |
C |
proustite |
R |
quarzo |
C |
rame |
PC |
rosasite |
PC |
sfalerite |
PC |
smithsonite |
C |
talco |
PC |
tennantite |
R |
woodwardite |
R |
zolfo |
PC |
|
|
Alle specie elencate ci sentiamo di aggiungerne altre, anche se identificate da noi solo su base morfologica:
argento nativo |
RR |
calcophillite |
R |
Inoltre, a Serrabottini è stata segnalata più volte una varietà di smithsonite assai ricca di cadmio (comunicazione personale di F. Franceschini, Quarrata, PT uarrat), denominata “cadmiosmithsonite”.
Le classi mineralogiche più rappresentate, sono i solfati ed i carbonati. Seguono poi in ordine di frequenza silicati, solfuri e ossidi.
Solfati e carbonati si presentano con una vastissima gamma di colori ed abiti cristallini.
Questo spesso rappresenta un grosso aiuto per l’identificazione della specie.
Difficilmente, infatti, specie fra loro diverse si manifestano con uno stesso colore ed un identico abito. Ad esempio: carbonato-cianotrichite, woodwardite e calcoalumite si presentano con abito simile, in sferule isolate formate da esili cristallini o in aggregati mammellonari. Il primo minerale è stato fino ad ora osservato sempre con colore azzurro molto intenso tendente al blu, il secondo con tonalità dal verde-celeste al turchese, il terzo in cristalli celeste chiaro fino a bianchiccio, incolori o giallo pallido.
|
Fig. 9. Calcofillite, Serrabottini. Aggregato di 2 mm.
Coll. e foto R. Carlini |
|
|
Fig. 10. “Cadmiosmithsonite”, Serrabottini. Campo mm 6. Coll. e foto R. Carlini. |
|
Frequentemente sono stati osservati aggregati globulari di sottili cristalli blu di carbonato-cianotrichite (figg. 11 e 12) la cui parte terminale diviene incolore (opaco o trasparente) ed è costituita da calcoalumite.
Dove non ci aiuta il colore può aiutarci l’abito, vediamo infatti che, l’auricalcite, per il suo color celeste chiaro, potrebbe essere confusa con la calcoalumite, ma l’aspetto lamellare tipico della specie ci dice subito che non può essere calcoalumite.
|
|
Fig. 11. Carbonato-cianotrichite, Serrabottini.
Sferule mm 1. Coll. e foto E. Signoretti. |
Fig. 12. Carbonato-cianotrichite. Serrabottini.
Geodina mm 6. Coll. e foto R. Carlini. |
Azzurrite e linarite, sia in cristalli prismatici che in noduli poco appariscenti, sono spesso associate alla malachite, ma la linarite anche quando si presenta in abito prismatico (fig. 13) ha sempre una colorazione azzurra meno intensa di quella della azzurrite (fig. 14).
|
|
Fig. 13. Linarite, Serrabottini.Cristalli mm 1,2.
Coll. e foto E. Signoretti.
|
Fig. 14. Azzurrite, Serrabottini. Cristallo mm.5.
Coll. e foto E. Signoretti . |
|
Fig. 15. Idrozincite,Serrabottini. Aggr. globulare di 1,5 mm.
Coll. e foto R. Carlini. |
|
Dundasite e alumoidrocalcite si osservano in sferule raggiate di cristallini color bianco sericeo, ma le sferule del secondo minerale sono più compatte e i cristallini fra loro sono difficilmente separabili con un ago o uno spillino.
Quando i cristalli non sono più distinguibili e le sferule bianche sembrano palline opache, quasi certamente siamo in presenza di idrozincite (fig. 15).
I minerali con colorazioni verdi sono tanti; alcuni possono essere identificati con relativa facilità, altri con difficoltà, altri ancora solo dopo specifiche analisi di laboratorio. Mineralizzazioni di colore verde quando si manifestano in aggregati informi o sotto forma di incrostazioni non sono identificabili con la sola osservazione. Particolare è il caso della osarizawaite che si manifesta inmasserelle verde chiaro, ma ingrandita sotto il microscopio elettronico mostra evidenti cristallini romboedrici (fig. 16).
|
Fig. 16. Osarizawaite, Serrabottini. Campo mm 1,2.
Coll. e foto E. Signoretti . |
|
La calcofanite, invece, è facilmente riconoscibile per lo spiccato colore nero brillante con riflessi bluastri.
Malachite e brochantite, in taluni blocchi, si rinvengono frequentemente associate sia in ciuffi riuniti di cristalli aciculari orientati in modo disordinato, che in aggregati sferoidali. Il colore della malachite (figg. 7, 17 e 18) è verde erba o verde smeraldo tendente al biancastro sulle punte dei cristalli, il verde della brochantite (fig. 19), che pure tende spesso a schiarirsi verso le estremità, è generalmente più spento e tende al blu.
La malachite è molto comune, ma in realtà, molti aggregati sferoidali attribuibili a questo minerale potrebbero contenere zinco (catione molto diffuso come abbiamo visto), nel qual caso si tratterebbe di rosasite. Questo minerale, che si differenzia dalla malachite solo per la presenza dello zinco non sarebbe certificabile senza analisi di laboratorio, ma a volte forma aggregati sferoidali con superficie scabra e colorazione più tendente all’azzurro che non lasciano dubbi (fig. 20).
|
|
Fig. 17. Malachite, Serrabottini. Sferule mm 0,5 su smithsonite. Coll. e foto E. Signoretti.
|
Fig. 18. Malachite, Serrabottini. Aggregato di cristalli fino ad 1 cm. Coll. e foto R. Carlini. |
|
|
Fig. 19. Brochantite, Serrabottini. Al centro, cristalli verdi trasperenti mm.2 su anglesite. Coll. e foto R. Carlini..
|
Fig. 20. Rosasite, Serrabottini. Aggr. mm 1,5.
Coll. e foto E. Signoretti. |
|
Fig. 21. Antlerite, Serrabottini. Cristalli prismatici e bipiramidali di mm 1 con carbonato-cianotrichite. Coll. e foto R. Carlini. |
|
L’adamite si osserva nel suo consueto abito in cristalli di colore verde chiaro con notevole trasparenza, mentre l’antlerite, sia in cristalli prismatici che bipiramidali, si osserva in una splendida colorazione verde smeraldo (fig. 21).
Alcune facce di questo minerale sono segnate da evidenti striature verticali. Molto rara è la calcophillite (fig. 9), che si può osservare nei classici cristalli esagonali tabulari solitamente riuniti a rosetta di colore verde mela.
La cerussite è incolore o bianchiccia, ma non è raro incontrare gruppi di cristalli grigiastri, celestini o verdognoli (fig. 22).
Stesso discorso può essere fatto per la anglesite. Questi due minerali si rinvengono con l’abito caratteristico della specie soprattutto quando nel blocco si notano mineralizzazioni a galena.
|
|
Fig. 22. Cerussite, Serrabottini. Cristalli trasperenti mm 2 su anglesite. Coll. e foto R. Carlini.
|
Fig. 23. Mimetite, Serrabottini. Cristalli fino a 2 mm con malachite. Coll. e foto R. Carlini. |
La mimetite, un arseniato che in questa località è piuttosto raro, si presenta in cristallini prismatici color giallo chiaro, riuniti spesso in ciuffi millimetrici (fig. 23).
Oltre le specie citate, diamo notizia di quattro minerali, recentemente segnalati per questa località, nel sito dell’Associazione Micromineralogica Italiana (AMI, www.amiminerals.org) anche se tale segnalazione è priva di riferimenti bibliografici:
- caledonite in cristalli da blu cielo a color celeste acqua;
- halloysite-10Å in aggregati globulari azzurro chiaro;
- ortoserpierite in aggregati di cristalli aciculari blu cielo;
- schulenbergite in cristalli tabulari verde pallido
|