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Pubblicazioni

 segue LO ZIRCONE NELLE ALPI OCCIDENTALI - NUOVE SEGNALAZIONI

di
Antonello A. Barresi

 

 

Lo zircone in Liguria

Roberto Bracco

          In Liguria lo zircone è diffuso, come in tutte le altre zone, a livello microscopico nelle rocce di origine magmatica e nei loro prodotti metamorfici, come a dire in più di metà del territorio regionale. E' anche possibile raccoglierne minuti cristalli setacciando i depositi sabbiosi di molti corsi d'acqua, quali ad esempio quelli che scendono dal gruppo del Monte Beigua, nei quali si concentra grazie all'elevato peso specifico.

          Le località che hanno fornito campioni collezionabili sono invece molto limitate e tutte legate ai complessi ofiolitici.

          In particolare si segnalano due località nel Gruppo di Voltri, che geologicamente fa parte delle Alpi, anche se geograficamente è ubicato nell'Appennino.

          La prima, anche storicamente, si trova sul versante marino: nei pressi della confluenza tra il rio Malanotte e il rio della Gava, in territorio di Voltri e a poca distanza dai celebri e sfruttatissimi giacimenti di granato, sono stati trovati, ai primordi della mineralogia ligure (secondo dopoguerra), magnetite, titanite, “apatite” e rarissimi zirconi. Il sito è stato riscoperto per il suo interesse geologico, dopo un recente ritrovamento (Ghia et al., 2001): si tratta di un filone gabbrico, di cui purtroppo sono stati trovati solo blocchi erratici, che è stato appena sfiorato dai processi metamorfici e ha quindi mantenuto in gran parte la litologia originale, con relitti di pirosseno ancora ben visibili. Gli zirconi, ben formati e di colore rosa pallido, sono estremamente rari e le dimensioni sono ampiamente inferiori al millimetro.

          La seconda località, anch'essa nel Gruppo di Voltri e nota da tempo, fa parte delle classiche rodingiti alpine (granatiti) del Gruppo di Voltri e consta di una serie di affioramenti nei pressi di Vara Inferiore, comune di Sassello (SV), in particolare sul versante settentrionale della Rocca della Biscia (Pipino, 1981).

          Gli zirconi, rinvenuti per la prima volta da Buscaglia nel 1979 (Borgo et al., 1981) compaiono nei classici filoni di granato, titanite e vesuviana e la giacitura più frequente è in un impasto di calcite, cloriti e titanite che può essere allontanato per acidatura. Il colore in questo caso è rosso fuoco con un marcato effetto fotosensibile, analogo a quello osservato nei campioni del rio Gavottino (vedi nel seguito); esposti alla luce, i campioni perdono la loro colorazione, ma il fenomeno è in questo caso quasi completamente reversibile, infatti il colore viene recuperato dopo prolungata conservazione al buio.

          A volte gli zirconi della Biscia compaiono in vere e proprie geodi con granato e vesuviana, presentandosi perfettamente formati. L'abito è quello classico, con prisma prevalente e terminazioni di bipiramide tetragonale, e il colore è variabile dal classico rosso al bruno fino all'incolore. Questi campioni si possono considerare senz'altro i migliori della nostra regione, anche se gli esemplari ritrovati sono in numero veramente esiguo.

          Per completezza si descriverà anche la terza (e più produttiva) località ligure, anche se ubicata nell'Appennino, a poca distanza da Sestri Levante (GE); essa è venuta alla luce intorno al 1970 durante i lavori di costruzione dell'autostrada (Borgo et al., 1981). Nel materiale di risulta dello scavo di un tunnel, accumulato nel sottostante valloncello del Rio Gavottino, erano presenti grandi blocchi di una rodingite molto chiara, a prevalente grossularia e prehnite con relitti di pirosseni, in cui erano frequenti ilmenite, vesuvianite, anche in cristalli di geode e “apatite”.

Zircone, Rio Gavottino. Tipico cristallo inalterato di 3mm rosso-arancio nella rodingite; coll. e foto R. Bracco.

Zircone, Rocca della Biscia; cristallo rosso vivo di 1 mm con granato e clorite; coll. e foto R. Bracco.

          Lo zircone del rio Gavottino si presenta sotto forma di individui da millimetrici fino a un massimo documentato di due centimetri, sempre inclusi nella matrice ma perfettamente idiomorfi e quasi sempre con facce nette e lucenti sulla frattura. Il colore rappresenta l'aspetto più appariscente: sulla frattura fresca è di un rosso aranciato acceso, ma se capita di cercare in una giornata di sole bastano pochi secondi di esposizione alla luce per trasformare irreparabilmente il rosso in un nocciola smorto che a stento consente di distinguere i cristalli dalla matrice. Il fenomeno è parzialmente reversibile dopo qualche giorno di conservazione nell'oscurità, ma se si desidera conservare l'originaria brillantezza è indispensabile portare con sé dei sacchi neri a tenuta di luce per avvolgere i campioni, o meglio ancora portare a casa intere le matrici promettenti che verranno poi ridotte nella penombra dell'attrezzatissimo scantinato.

Zircone, Rocca della Biscia; cristallo terminato bruno di 1,5 mm; coll. C. Balestra, foto R. Bracco.

Zircone, Rocca della Biscia. Il miglior campione esistente, cristallo biterminato policromo di 4 mm con clorite vermiculare; coll. S. Magnanelli, foto R. Bracco.
         
          Ovviamente anche i campioni in collezione andranno conservati in scatole chiuse e osservati in luce attenuata.

          Il fenomeno è probabilmente legato ai numerosissimi elementi in traccia che sono stati rilevati analiticamente (Antofilli et al., 1983), ma almeno per i campioni liguri non è mai stato studiato in maniera approfondita.

          Dopo la scoperta iniziale il rio Gavottino era passato nel dimenticatoio, ma nel corso del 2000 la discarica è stata smantellata, mettendo alla luce numerosi blocchi intonsi e consentendo il recupero di parecchi campioni (Redazione, 2001). Attualmente la discarica è quasi esaurita e il materiale fa bella mostra di sé nei pennelli frangiflutti della spiaggia di Sestri Levante.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Antofilli M., Borgo E., Palenzona A., (1983), I nostri minerali. Geologia e mineralogia in Liguria, SAGEP Editrice, Genova, pp. 134-135.

Borgo E., Buscaglia V., Palenzona A., (1981), Nuovi minerali dell'Alta Val d'Orba (SV), Riv. Min. It., 5 (3), 83-85.

Ghia G., Marchesini M., Lambiti L., (2001), Un ritrovamento speciale alla Gava. Not. Mineral. Ferrania Club, Nr 15, 27-28.

Pipino G., (1981), Granatiti e rodingiti, Riv. Min. It. 5 (4), 103-116.

Redazione,(2001), Minerali liguri in pillole. Apatite e zirconi super al Rio Gavottino. Not. Mineral. Ferrania Club, Nr 15, 29.

 
 

 
 
 


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