Associazione culturale senza fini di lucro fondata nel 1972 che riunisce appassionati di mineralogia e paleontologia per promuovere lo studio, la ricerca, la raccolta e lo scambio di minerali e di fossili.
      
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Museo Universitario di Scienze della Terra
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Pubblicazioni
RICERCA NELLE DISCARICHE DELLA TOSCANA MERIDIONALE di
Edgardo Signoretti
Rossano Carlini

 

         L’area geografica della Toscana meridionale, compresa fra le province di Grosseto e Siena, vanta una grande ed antica tradizione mineraria. Su questo territorio, oggetto d’importanti estrazioni, si sono avvicendati Etruschi, Romani, contee, granducati con attività lavorative che, fra alterne vicende, si sono protratte fino ai nostri giorni (Sorelli, 1985).

           Questa prima “virtuale escursione” di ricerca nelle discariche delle vecchie miniere di queste località, ci porta in un fazzoletto di terra posto fra i centri di Scansano e Aquilaia: la zona dei giacimenti cinabriferi di mercurio di Cerreto Piano, solfo-cinabriferi di Zolfiere e antimoniferi di Pereta (Fig.1).

Figura 1 - Ubicazione geografica delle località.

           Un mirabile lavoro su queste località, realizzato da due grandi protagonisti della mineralogia toscana, Giancarlo Brizzi e Rodolfo Meli, è stato pubblicato dieci anni fa dalla Rivista Mineralogica Italiana (Brizzi e Meli, 1995).

          
           Da questo lavoro, dai Rendiconti Della Società Italina Di Mineralogia e Petrologia volume XXVII (AA.VV., 1971), dagli insegnamenti di un grande personaggio della mineralogia toscana, quale è Fabio Franceschini, memoria storica degli eventi mineralogici degli ultimi 50 anni, dall’affetto che da sempre ci lega a questa parte della Toscana e dalla conseguente esperienza di ricerca in queste località, sono tratte le principali informazioni riportate in queste note.

           L’area è situata nella valle dei fossi “Vivaio” e “Turbone” a circa 11 km a S.E. del centro abitato di Scansano, a circa 4 km dal centro abitato di Pereta ed a circa 15 km dal centro abitato di Montemerano. (Fig.2).

          

Fig 2 - Cartina geologico-mineraria schematica della zona di Cerreto Piano (Scansano); ridisegnata da AA.VV., (1971).

          

Fig.3 - “Pozzo Olga”, vecchi impianti

           Le discariche sono raggiungibili seguendo la Via Aurelia fino ad Albinia, dove voltando a destra per la S.S. 74 Maremmana si prosegue fino in località “La Marsigliana”. Attraversato il fiume Albegna si deve voltare a destra in direzione di Cerreto Piano, piccolo centro situato su di una piccola altura sulla nostra sinistra.
Più avanti troveremo l’indicazione “Aquilaia”;   seguendo questa stradina, dopo 500 m sono visibili i resti di quello che fu l’impianto minerario di Cerreto Piano per l’estrazione del cinabro: il “pozzo Olga” (Fig.3).

           Proseguendo lungo questa stradina, s’incontra un bivio la cui derivazione di sinistra, presso quella che fu una vecchia casa colonica (ora si osserva uno stupendo casale ristrutturato), ci porterà alle discariche di Zolfiere e Pereta (Fig.4)

Fig. 4 - Blocchi mineralizzati nella discarica di Pereta.

    Queste località sono state oggetto di costanti ricerche sul campo a partire dagli anni ’70 e di diverse gite sociali organizzate dal G.M.R., l’ultima delle quali nel 1998; ciò nonostante, data l’abbondante quantità dei materiali ammassati, ancora oggi si possono rinvenire minerali interessanti.

         I blocchi, con mineralizzazione antimonifera visibile, sono stati in gran parte lavorati dai tanti visitatori in questi ultimi 25 anni di ricerche.

        Quello che probabilmente rimane è ormai sepolto nelle parti più basse delle discariche o sotto cumuli di detriti e terra, fatta eccezione per alcuni grossi blocchi quarzosi particolarmente duri e compatti presenti nella discarica alta, blocchi praticamente resistenti all’azione di scalpelli e mazzette.

NOTIZIE STORICHE

Cerreto Piano

           Il giacimento di Cerreto Piano (Lotti, 1913) rappresenta uno dei rinvenimenti minerari più recenti dal punto di vista storico, ed ha rappresentato in passato, per questa località, un elemento di grande rilievo sotto il profilo economico e sociale. Il giacimento fu scoperto, infatti, solo nel 1898 dall’Ing. Jasinski, già direttore delle miniere del Cornacchino e di Cortevecchia sul Monte Amiata.    

           L’estrazione veniva effettuata mediante volata di mine. Fra il materiale, prevalentemente costituito da sabbia, erano facilmente individuabili i blocchi rossastri di cinabro chiamati “tozzi”, sgretolati ma non distrutti dall’esplosione (Fig.5).

Fig. 5 - “Tozzo” di cinabro, Cerreto Piano.

           Il primo mercurio fu prodotto da un forno nel 1910. Nel periodo 1948/1950 le zone più ricche del giacimento andarono rapidamente esaurendosi e la produzione seguitò a decrescere. L’idea di rilanciare la produzione grazie al nuovo giacimento individuato a poche centinaia di metri di distanza, il giacimento di Zolfiere, si dimostrò una valutazione errata per la scarsezza del minerale qui presente, tanto che i nuovi amministratori non ritennero opportuno proseguire nell’attività. Alla fine del 1970, la S.I.A.M. (società che gestiva gli impianti) chiese di mettere “in manutenzione” la miniera e nel marzo 1971  rinunciò alla concessione mineraria.

          D’allora la miniera è stata abbandonata.    
  

            Dal punto di vista geologico sull’origine del giacimento di Cerreto Piano sono state avanzate diverse ipotesi. La più accreditata è quella formulata dal geologo Bernardino Lotti (1913)  e sostenuta successivamente dai geologi Falini (1956) e Dessau e De Stefanis (1969). Si tratta di mineralizzazione idrotermale diretta e cioè deposizione cinabrifera da soluzioni mineralizzanti provenienti dal basso, attraverso una frattura parallela alla direttrice del giacimento, secondo il Falini (1956), attraverso le faglie che hanno rotto e dislocato il giacimento, faglie normali alla direttrice generale della mineralizzazione, secondo Dessau e De Stefanis (1969).

Zolfiere e Pereta

            Brizzi e Meli (1995) hanno ricostruito la storia di queste località e riportano che una ricerca bibliografica conduce alla “relativa” certezza che i giacimenti di zolfo e cinabro di Zolfiere fossero coltivati fin dall’epoca degli Etruschi, vale a dire intorno al 5° secolo a.C..

            Un parziale sfruttamento da parte dei Romani si presume possa risalire al periodo della guerra contro Pirro e successivamente in epoca augustea. Testimonia un certo sfruttamento minerario da parte di questi popoli, non solo il ritrovamento, in alcune gallerie, d’utensili e manufatti di costruzione molto antica, ma anche l’interesse particolare di Etruschi e Romani verso zolfo e cinabro, minerali che erano destinati a svariati usi.

            I lavori furono ripresi ai tempi delle contee (Contea Aldobrandesca 1274, Contea Sforzesca 1450); poi dai granduchi di Lorena (1735); ripresi e razionalizzati in epoca napoleonica (1816); perfezionati dal Granduca di Toscana Leopoldo II (1824) (Sorelli, 1985).

            I giacimenti antimoniferi di Pereta, probabilmente erano sconosciuti sia ai Romani sia agli Etruschi, non ci sono infatti tracce dell’utilizzazione da parte di questi popoli dell’antimonio come metallo (la cui scoperta è attribuibile al monaco alchimista Basilio Valentino nel sedicesimo secolo), anche se alcune testimonianze raccontano che le donne romane usavano dipingersi gli occhi con polvere d’antimonio (D’Achiardi, 1873)

            La vera attività estrattiva risale ai primi anni del 1800, ma le estrazioni erano saltuarie a causa della presenza di sacche gassose costituite da anidride carbonica e anidride solforosa. Nel 1838 dopo una sosta di circa un ventennio la produzione riprese per estinguersi nuovamente negli anni ottanta dello stesso secolo. Infine vennero effettuati lavori in sotterraneo in modo discontinuo dal 1930 al 1942, anni in cui sei minatori perirono in seguito ad esalazioni di gas.

            La coltivazione fu effettuata a cielo aperto tra  il 1960 e il 1970, anno in cui  cessò l’attività della vicina miniera di mercurio di Cerreto Piano esercitata dalla stessa società.

            Dal punto di vista geologico le manifestazioni antimonifere si riscontrano in ganga di calcare retico silicizzato, con assenza quasi totale di cinabro.

            Nella parte meridionale, antimonifera, il calcare silicizzato affiorante ha l’apparenza di un banco disposto longitudinalmente in direzione Nord-Sud, delimitato su due lati da sabbie e conglomerati pliocenico–quaternari e sugli altri due lati da detriti quarzosi (Lotti, 1913).       

Fig. 6 - “Putizze” attive; Zolfiere.

            Le ultime lavorazioni, che risalgono agli anni ‘80 (sempre a cielo aperto con scavi effettuati sulle vecchie località d’estrazione), hanno riscontrato scarsa antimonite ed una grande quantità di minerale ossidato con zolfo e marcasite. Grazie a queste ultime lavorazioni, per un periodo abbastanza breve, fu resa agibile una antica galleria “con presenza di forti esalazioni di gas venefici” nella quale furono trovati mirabili ed unici esemplari mineralizzati di antimonite con patine rosse di alterazione riconducibili alla metastibnite.

            In ambedue le zone (Zolfiere e Pereta) si riscontrano tuttora putizze(1) attive (Fig. 6).

I minerali

            I giacimenti cinabriferi di Cerreto Piano hanno offerto in passato caratteristici campioni di blocchi sabbiosi rossi per impregnazioni di cinabro, ma allo stato attuale delle cose tali ritrovamenti sono estremamente difficili.

            Nella discarica della miniera zolfo-cinabrifera di Zolfiere è stato segnalato il rinvenimento di poche specie mineralogiche, anche in considerazione del fatto che la quasi totalità del territorio, su cui è collocata, è stata ricoperta dalla discarica della miniera antimonifera di Pereta. I minerali segnalati (ma senza alcun valore dal punto di vista collezionistico eccezion fatta per il cinabro) sono: anidride, aragonite, calcite, cinabro, fluorite, gesso, halotrichite, marcasite, pirite, quarzo e zolfo.

            Al contrario, la discarica della miniera antimonifera di Pereta è stata prodiga sia per quantità sia per la qualità delle specie mineralogiche osservate fin qui, tanto da far ritenere questa località una delle più importanti a livello mondiale per i minerali di ossidazione della antimonite e per altre specie rare quali: minyulite, tripuhyite (Fig. 7), mopungite, fluellite, gearksutite, klebelsbergite, oltre alla peretaite (Cipriani et al., 1980) e alla coquandite (Sabelli et al. 1992), specie mineralogiche rinvenute per la prima volta al mondo in questa località.

            Gli altri minerali osservati sono, in ordine alfabetico: anidride, antimonite, aragonite, barite, berthierite, calcite, cervantite, cinabro, coquimbite, dolomite, fluorite, gesso, goethite, greigite (melnikovite), halotrichite, idroromeite, jarosite, marcasite, metastibnite, pickeringite, pirite, quarzo, realgar, roemerite, senarmontite, stibiconite, valentinite, voltaite, e zolfo.  

Fig. 7 - Tripuyite, Pereta; aggregato di cristalli lamellari 1mm; coll. e foto E. Signoretti.

Fig. 8 - Gesso, Zolfiere; cristalli rosati di 6mm; coll. e foto E. Signoretti.

          Alcuni fra questi minerali sono di sicuro interesse scientifico, anche se questi si manifestano sotto forma di patine dovute all’alterazione dell’antimonite (metastibnite, stibiconite) o sotto forma di incrostazioni che solo attraverso il microscopio binoculare mostrano un insieme di ciuffetti e cristallini (halotrichite, berthierite, coquimbite, fluellite, gearksutite, greigite).

            Ci sembra, perciò più opportuno dedicare lo spazio di queste pagine alla descrizione di quei minerali che riteniamo rappresentativi al fine collezionistico in senso generale, con particolare attenzione a quei solfati e fosfati che hanno reso celebri in tutto il mondo queste località.

            Vogliamo inoltre sottolineare che alcuni minerali ritenuti “comuni” in senso generale, qui a Pereta si possono osservare in combinazioni ed associazioni veramente interessanti. Gessi di colore rossastro, per infiltrazioni di metastibnite, disposti a ciuffi (Fig. 8), senarmontite con cristalli limpidissimi di zolfo o con inclusioni di micro-sferule di metastibnite, geodi con quarzi e dolomite ecc..

ANTIMONITE

            Questo solfuro di antimonio è il minerale per eccellenza di queste località.

            Le cronache narrano del rinvenimento di cristalli che eccezionalmente superavano anche i 70 cm di lunghezza (D’Achiardi 1872-1873), mentre più recenti lavorazioni hanno messo in luce campioni notevoli fino a 30 cm. I grossi campioni osservati sono sempre ricoperti da una patina rossastra di metastibnite, mentre nelle geodi del calcare cavernoso fortemente silicizzato (Figg. 9 e 10) che contengono ancora le soluzioni acquose originali, sono rinvenibili cristalli lucenti e ben formati.

Fig. 9 - Antimonite, Pereta; cristallo di 3 cm su quarzo in cristallini; coll. e foto E. Signoretti

Fig. 10 - Antimonite, Pereta; cristalli allungati su quarzo nel calcare silicizzato; campo 7 cm; coll. e foto E. Signoretti.


Fig. 11 - Metastibnite su antimonite, campione di 25 cm estratto dalla miniera di Pereta; coll. e foto R. Carlini.


METASTIBNITE

            E’ un solfuro d’antimonio che si osserva solo sotto forma di polvere microcristallina, di un bel colore rosso vivo, associata ad antimonite e ossidi di antimonio, come prodotto di alterazione (fig. 11). E’ un minerale importante a Pereta perché le colorazioni che mettono in risalto molti minerali qui rinvenibili o che colorano alcuni cristalli altrimenti incolori, sono determinate da patine o inclusioni di questo minerale, scambiato per lungo tempo per “kermesite”.

 



STIBICONITE

Figg. 12 e 13 - Stibiconite campioni provenienti dalle gallerie ormai abbandonate di Pereta; (sopra) campo 15 cm; (sotto) campione 15x8 cm; coll. e foto R. Carlini.

         E’ un minerale derivante dall’ossidazione dell’antimonite.

          Non è molto importante dal punto di vista collezionistico quando si presenta in masse terrose color giallo-bruno a rivestire gli aghi dell’antimonite, spesso in combinazione con metastibnite rossa (Figg. 12 e 13). Molto ambito dai collezionisti, invece, quando si presenta in pseudomorfosi sull’antimonite.

 

CERVANTITE

            Anche la cervantite è un minerale derivante dall’ossidazione dell’antimonite. Alle Zolfiere di Pereta forma patine giallo ocra a rivestire gli aghi di antimonite (ocra di antimonio) (Fig 14).

Fig. 14 – Cervantite, Pereta; aggregati di cristallini aciculari millimetrici; coll. e foto E. Signoretti.

FLUORITE

       
            Si presenta in cristalli cubici, dove le forme del cubo spesso si combinano con quelle del rombododecaedro e dell’ottaedro. Sono stati rinvenuti campioni di oltre un centimetro di spigolo.

Figg. 15 e 16 – Fluorite, Pereta; (sopra) cristallo di 10 mm, coll. e foto R. Carlini; (sotto) cristallo di 8 mm, coll e foto E. Signoretti.

       Ma i cristalli più belli sono senza dubbio quelli più piccoli, fino a 5 millimetri, brillanti e trasparenti, che si osservano nelle geodi del calcare meno silicizzato con scarsa presenza di antimonite, rinvenibile preferibilmente nella parte bassa delle discariche, ai margini dell’area delle Zolfiere (Figg. 15, 16 e 17).

 

Fig. 17 – Fluorite, Pereta; cristallo di 2,5 mm; coll. e foto E. Signoretti.

            La fluorite è stata frequentemente osservata in associazione con cristalli bianchi di dolomite, gesso e gearksutite (l’altro alogenuro presente nella località)

 

COQUANDITE

            Questo solfato è stato identificato da Sabelli et al. nel 1992. I cristalli ad abito lamellare si osservano quasi sempre riuniti in aggregati sferoidali, o sotto forma di fibre sericee, cotonose, esclusivamente poste sui cristalli di antimonite, o come patine semitrasparenti che ne avvolgono i cristalli (Figg. 18 e 19).

Fig. 18 – Coquandite, Pereta; aggregato sferoidale di 2,5 mm con klebelsbergite su antimonite; coll. e foto E. Signoretti.

Fig. 19 – Coquandite, Pereta; aggregati di cristallini che riempiono le cavità nell’antimonite alterata; campo 8 mm; coll. e foto R. Carlini

            La coquandite è stata osservata in stretta associazione con gli altri solfati presenti nella località, peretaite e klebelsbergite, più raramente con senarmontite, valentinite e gesso. In seguito il minerale è stato rinvenuto anche nelle discariche delle Cetine di Cotorniano presso Siena, e nella miniera di Lucky Knoch nello stato di Washington USA (Brizzi e Meli, 1995)

KLEBELSBERGITE

            La klebelsbergite di Pereta rappresenta il secondo ritrovamento mondiale di questo minerale dopo il rinvenimento segnalato a Felsobanja (Baja Sprie) in Romania nel lontano 1929 (Brizzi e Meli, 1995).

            In conseguenza della teoria che questi solfati si siano formati per azione dell’acido solforico sui cristalli di antimonite, qui ci viene spontaneo affermare che l’acido solforico ha fatto proprio un gran bel lavoro!

            La bellezza e l’eleganza dei cristalli quando c’è, non è contestabile e ci appare eguale sia osservando dei campioni centimetrici da riporre nelle nostre vetrine, sia se riferita a cristalli millimetrici,...e ci affascina!

            La klebelsbergite di Pereta si presenta in cristalli di abito prismatico o aciculare fino a 10 mm riuniti in ciuffi. Il colore varia da ialino a bianco latteo o grigio, giallino, giallo dorato con lucentezza vitrea (Figg. 20 – 22).

Fig. 20 – Klebelsbergite, Pereta; ciuffi di cristallini di 5-10 mmsu antimonite ricoperta di metastibnite, coll. R. Carlini, foto E. Signoretti.

Fig. 21 – Klebelsbergite, Pereta; ciuffo di cristalli di 10 mm; coll. e foto R. Carlini.


Fig. 22 – Klebelsbergite, Pereta; ciuffo di cristalli di 10 mm; coll. e foto R. Carlini.

            Questi colori giocano sulla matrice, su cui i cristalli poggiano, dal grigio dell’antimonite al rosso della metastibnite, al giallo ocra della stibiconite, e i cristalli si associano ora con peretaite, ora con gesso rosato, ora con zolfo o senarmontite ottaedrica.
Tutto questo insieme di situazioni fanno sì che, nonostante la relativa abbondanza di questo minerale, rimanga sempre difficile, all’appassionato di queste località, scegliere quali campioni mettere in collezione e quali destinare ad eventuali scambi.
Il metodo attraverso cui più facilmente può essere individuata la klebelsbergite, come pure gli altri solfati di antimonio, è di cercare là dove l’antimonite è particolarmente alterata.

PERETAITE

Fig. 23 – Peretaite, Pereta; cristallini di 2 mm; coll. e foto E. Signoretti.

            Quanto detto per la klebelsbergite può, a maggior ragione, essere esteso alla peretaite (Figg. 23, 24 e 25).

            Alla bellezza delle cristallizzazioni qui si aggiunge anche la rarità del minerale, che porta il nome di questa località e che è stato identificato per la prima volta da Cipriani et al. (1980).

            I cristalli della peretaite sono tabulari o lamellari fino a 10 mm di lunghezza e si osservano in aggregati di più individui disposti in maniera molto diversificata, raramente anche a rosetta. Sono trasparenti ed incolori. Circa le associazioni, per questa specie vale quanto detto per la klebelsbergite.

 

Fig. 24 – Peretaite, Pereta; cristalli di 10 mm; coll. e foto R. Carlini.

Fig. 25 – Peretaite, Pereta; cristalli di 0,5 mm; coll. e foto E. Signoretti.

MINYULITE          

Fig. 26 – Minyulite, Pereta; aggregato sferoidale di 6 mm; coll. e foto E. Signoretti.

            Un altro importante minerale  rinvenuto a Pereta è la minyulite. Questo fosfato (Menchetti e Sabelli, 1981) è molto importante non solo perché rappresenta il primo ritrovamento italiano, ma anche perché è stato rivenuto in campioni veramente appetibili per la specie. Si osserva, infatti, in aggregati sferoidali, di cristalli fibrosi (Fig. 26), fino ad un centimetro di diametro. Anche il colore è deciso, da verde mela a verde smeraldo, colore che fa ben risaltare gli aggregati globulari dei cristalli sulla matrice di calcare cavernoso silicizzato.

MOPUNGITE

            La mopungite di Pereta rappresenta il secondo ritrovamento mondiale del minerale identificato per la prima volta a Mupung Hills, Nevada, USA nel 1985 (Marzoni et al.,1987).

            A Pereta è da considerarsi un minerale molto raro, spesso difficilmente individuabile per le sue ridottissime dimensioni e per la trasparenza dei cristalli. Si presenta in cristalli cubici vitrei, raramente giallastri. Un modo per individuare la mopungite può essere quello di scrutare attentamente con il microscopio le zone di ossidazione dell’antimonite, servendosi di “ossidi spia“ quali senarmontite e valentinite, più facilmente rilevabili.

SENARMONTITE e VALENTINITE           

Fig 27 – Senarmontite, Pereta; cristallino di 2 mm; coll. e foto R. Carlini.

            Questi minerali sono le due modificazioni cristalline presenti in natura dell’ossido di antimonio. Il primo (Fig. 27) si osserva in cristalli ottaedrici quasi sempre incolori fino 2 mm di spigolo, rinvenibili nei luoghi di ossidazione dell’antimonite. A Pereta colorazioni diverse, verdi gialline, rosate, grigiastre, sono determinate da inclusioni di altri minerali come metastibnite, stibiconite e valentinite.

Fig. 28 – Valentinite, Pereta; cristalli di 1,5 mm; coll. e foto R. Carlini.

 

 

 

 

 

            La valentinite (Fig. 28) si osserva in gruppi di più cristalli aciculari submillimetrici, raramente in individui lamellari disposti a ventaglio fino a 4-5 mm di spigolo. In questo caso il colore è bianco, giallastro, ocra fino a giallo arancio. La lucentezza è cerulea.


ZOLFO     

Fig. 29 – Zolfo, Pereta; cristallino di 3 mm ; coll. e foto E. Signoretti.

            L’estrazione dello zolfo, con particolare riferimento alle zolfiere (da qui il nome “Le Zolfiere”) ha rappresentato per lungo tempo la principale coltivazione mineraria. Si osserva in masserelle ed incrostazioni nei camini delle putizze attive, un tempo veniva rinvenuto in particolari sacche di origine idrotermale contenute nel giacimento solfo-antimonifero (Brizzi e Meli, 1995).

            Cristalli romboedrici (Fig. 29), anche abbastanza complessi, fino ad alcuni millimetri di grandezza sono osservabili in gran parte dei blocchi presenti nelle discariche.

            Molto belle ed interessanti sono le paragenesi dello zolfo con metastibnite, klebelsbergite e peretaite nei blocchi antimoniferi.



BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

AA. VV., (1971), La toscana meridionale, Fondamenti Geologico-minerari per una prospettiva di valorizzazione delle risorse naturali Rendiconti della Soc.It.di Min. e Petrogr. Vol.XXVII, 435-436 – 491-496.

BRIZZI G. MELI R. (1995), La miniera antimonifera di Pereta con un cenno a quella solfo-cinabrifera di Zolfiere in comune di Scansano (GR). Riv, Mineral. Ital., 3, 217-220.

CIPRIANI N., MENCHETTI S., ORLANDI P., SABELLI C., (1980), Peretaite, a new mineral from Pereta, Tuscany, Italy. American Mineralogist, 65, 936-936.

D’ACHIARDI G. (1872 -1873), Mineralogia della Toscana, 2 volumi, Tipografia Nistri, Pisa.

DESSAU G. e DE STEFANIS A., (1969), Studio geologico minerario della zona mercurifera di Cerreto Piano, Mem. Soc. Geol. It., 7, 289-323.

FALINI F., (1956), Osservazioni sul giacimento cinabrifero di Cerreto piano, Periodico di mineralogia, XXV, 2-3.

LOTTI B., (1913), Sul giacimento cinabrifero di Cerreto Piano presso Pereta in Toscana, Rassegna mineraria, 39, 177-178.

MARZONI FECIA DI COSSATI Y., MEACCI C., ORLANDI P., VEZZALINI G. (1987)- The second world occurrence of mopungite from the Pereta mine, Tuscany. Italy. Atti Soc. Toscana Scienze naurali, Memorie, 94, 135-138.

MENCHETTI S., SABELLI C., (1981), Minyulite, associated with fluellite, from Pereta, Tuscany, Italy, Neues Jahrbuch fur Mineralogie, Monatshefte, 505-510.

SABELLI C., ORLANDI P., VEZZALINI G., (1992), Coquandite a new mineral from Pereta, Tuscany, Italy, and two other localities, Mineralogical Magazine, 56, 599-603.

SORELLI M., (1985) Una miniera maremmana dell’età preindustriale. Le zolfiere granducali di Pereta, dagli inizi all’abbandono della attività estrattiva (secoli XVIII-XIX) Bollettino Soc. Storica Maremmana, n.°49 in: http:/www.comune.scansano.gr.it/files/toponimi/sorelli.doc.  


 
 

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