Contattaci Vai
Pubblicazioni

EPISTILBITE E ALTRE ZEOLITI DEL GHIACCIAIO DEL MIAGE, MONTE BIANCO (AO)

di
Antonello A. Barresi,
Piero Damarco

 

Le zeoliti del Monte Bianco sono ben note ai collezionisti e possono essere considerate dei classici per questa famosa località; molto ambite, sono spesso anche ben rappresentate nelle collezioni di minerali alpini, soprattutto nel caso della stilbite, che ha dato luogo negli anni ai ritrovamenti più frequenti ed anche più vistosi. I ritrovamenti più recenti sono stati più volte descritti e illustrati; si veda per esempio l'opera di de Michele (1974) e gli articoli di Monistier e Turconi (1983), Andreato (1991), Palenzona (1992), Feronato et al. (2002). Attualmente l'intera zona fa parte del Parco del Monte Bianco e quindi la raccolta di campioni mineralogici è ormai vietata.

Va ricordato che le zeoliti sono state fra i primi minerali ad essere descritti e studiati; già Soret nel 1821 descrisse il "mesotipo" (scolecite) e la stilbite del Ghiacciaio del Miage, successivamente Favre nel 1867 segnalò fra gli altri anche la laumontite. Le informazioni bibliografiche relative ai vecchi lavori, spesso di difficile reperimento, sono state recentemente riassunte in una monografia curata dal Gruppo Mineralogico e Paleontologico C.A.I.-U.G.E.T (Barresi, 2002) in occasione della ristrutturazione e riapertura del Rifugio Monte Bianco; contemporaneamente è iniziata un'opera di analisi e riesame dei campioni presenti in diverse collezioni, in preparazione di un lavoro più ampio e documentato sulla mineralogia del Monte Bianco italiano.

In questa nota verranno presentati alcuni nuovi risultati analitici relativi a campioni di zeoliti raccolti sul Ghiacciaio del Miage e nelle sue morene; sebbene infatti cabasite, heulandite, laumontite, scolecite e stilbite siano note e descritte da molto tempo, solo per stilbite, scolecite e laumontite sono disponibili dati analitici e, per quest'ultima zeolite, risalgono addirittura a Dufrenoy (1835). E' noto che i cationi, nella struttura zeolitica, possono essere sostituiti con relativa facilità ed il calcio, in particolare, che è generalmente il catione prevalente (almeno nelle zeoliti presenti sul Monte Bianco), può essere sostituito da altri cationi bivalenti, quali bario e stronzio, o monovalenti quali sodio e potassio (naturalmente rispettando, in quest’ultimo caso, il bilancio di carica elettrica nella struttura).

Nel corso di questa serie di analisi, in particolare, su un campione raccolto al Jardin da uno degli autori nel lontano 1988, è stata anche identificata la epistilbite, una zeolite non ancora segnalata sul Miage.

Le analisi chimiche semiquantitative sono state effettuate mediante la Spettroscopia a Dispersione di Energia (EDS), utilizzando un microscopio elettronico a scansione Philips 515 equipaggiato con EDAX PV 9900.

Fig. 1. Spettro EDS di zeoliti del Miage

 Cabasite-Ca. La prima segnalazione di cabasite si deve a Scaini e Giorgetta (1967) che, in alcuni blocchi di gneiss biotitico metamorfosato, rinvennero fratture beanti mineralizzate a zeoliti, con quarzo e adularia; la cabasite si presentava in semplici cristalli romboedrici pseudocubici fino a 15 mm di lato, opachi, insieme ad abbondante stilbite fibroso-raggiata. I blocchi si trovavano fra i seracchi della parte alta del ghiacciaio del Miage, provenienti dalla parete che forma la testata del ghiacciaio, sul lato destro orografico del ghiacciaio di Bionassay italiano. La cabasite venne identificata mediante diffrattometria a RX su polveri (i tracciati vennero confrontati con la cabasite di Santha Catherina, scheda JCPDS 10-0370), ma senza analisi chimica.

Fig. 2. Immagine SEM della cabasite-Ca del Miage, su stilbite. Foto A. Barresi e C. Celozzi

Successivamente sono stati segnalati altri ritrovamenti, anche in posto, in una serie di vene negli speroni rocciosi delle Aiguilles Grises sottostanti il rifugio Gonella e strapiombanti sul Ghiacciaio del Dôme; non è comunque una delle zeoliti più comuni. Il colore dei campioni varia da bianco madreperlaceo a giallo sporco e la dimensione dei cristalli, normalmente isolati sulla matrice ed associati a stilbite, può raggiungere i 2-3 centimetri; talvolta incrosta i cristalli di quarzo affumicato con cubetti gialli semitrasparenti (Andreato, 1991; Feronato et al., 2002).

Sono stati analizzati due campioni: il primo presenta cristalli giallastri pseudocubici associati a prehnite cloritizzata ed è stato raccolto nel grosso "masso delle stilbiti" che si trovava al centro del ghiacciaio a quota 2300 m s.l.m. circa; il secondo, costituto da piccoli cristalli incolore su stilbite gialla, è stato fornito dal collezionista Renato Schellino. L'analisi microchimica (fig. 1a) ha evidenziato che il calcio è nettamente prevalente, ma la concentrazione di potassio è significativa: il rapporto atomico 2Ca/ (2Ca + K) varia nei due campioni fra 0,83 e 0,87. Uno dei cristalli analizzati, impiantato su sferule di stilbite, presentava una morfologia insolita, presumibilmente dovuta ad una geminazione; è illustrato in figura 2.

      Epistilbite. Si tratta di una nuova segnalazione per il Ghiacciaio del Miage. I campioni provengono da un unico ritrovamento effettuato da uno degli autori (AB) nel 1988 al Jardin del Miage. I campioni presentavano cristalli di heulandite delle dimensioni massime di un centimetro, rare sferule raggiate di stilbite bianca, microcristalli di epidoto e lamelline di clinocloro. Associati alla heulandite, ma successivi nella sequenza paragenetica, sono presenti minuti cristallini prismatici, con la classica geminazione dell'epistilbite, ben evidente nelle immagini al microscopio elettronico a scansione (figg. 3-5).

Fig. 3. Epistilbite, XX fino a 0,5 mm. Coll. A. Barresi, foto E. Bonacina

Fig. 4. Epistilbite e heulandite-Ca (XX di 2,4 mm), Jardin del Miage. Coll. A. Barresi, foto E. Bonacina

L'analisi EDS (fig. 1b) ha evidenziato la presenza, oltre al calcio, di bario e sodio, in tenori apprezzabili, e tracce di potassio; il rapporto atomico dei cationi è risultato: Ca:Ba:Na:K = 83:8:15:3.

Fig. 5. Sopra: immagine SEM di epistilbite e heulandite-Ca in cristalli geminati del Jardin del Miage. Foto A. Barresi e C. Celozzi.

Sotto: disegno dei geminati di epistilbite [da V. Goldschmidt, Atlas der Kristallformen, vol. 3, taf 143, n. 28]

    Heulandite-Ca. La prima segnalazione di questo minerale si deve a Cossa (1880) ed è relativa ai pochi ma ben distinti cristalli che gli erano stati affidati per le analisi da Baretti, il quale li aveva rinvenuti, secondo quanto riportato da Cossa, associati a stilbite fibroso-raggiata a 3700 m d'altezza s.l.m., in fessure dello gneiss sulla costiera che dal Ghiacciaio del Miage sale per l'Aiguilles Grises al Dôme du Goûter. Menzionata successivamente dal Lacroix (1896) in piccoli cristalli e lamine senza contorni distinti, associata a stilbite, al Ghiacciaio del Miage. I caratteri ottici sono stati studiati da Bianchi e Cavinato (1925), che la rinvennero in cristalli di colore bianco-giallognolo o bianco-verdognolo, trasparenti lattiginosi, tabulari e allungati secondo l'asse y e delle dimensioni massime di mezzo centimetro (fig. 7a). Non era però finora mai stata analizzata.

Al Miage è abbastanza frequente, spesso associata con stilbite e scolecite, soprattutto nelle differenziazioni aplitiche del protogino e negli scisti granulitici nella zona di contatto; in cristalli del tipico colore bianco perlaceo, talora ricoperti da una patina rossastra di ossidi di ferro. Sono stati segnalati numerosi ritrovamenti, anche in cristalli pluricentimetrici (Monistier e Turconi, 1983; Andreato, 1991; Palenzona, 1992; Schellino, com. pers.); talora si osservano i cristalli allungati descritti da Bianchi e Cavinato (1925), più comunemente si rinviene in cristalli più tozzi (figg. 4-7).

      L'analisi effettuata su un gruppo di cristalli raccolti sul Miage da R. Schellino ha confermato che il calcio è prevalente, ma con tenori elevati di potassio e tracce di bario (nel rapporto atomico Ca:K:Ba = 77:38:4).

Fig. 6. Heulandite-Ca, Miage (xx di 4 mm). Coll. P. Ambrino, foto P. Damarco

 

Fig. 7.
Heulandite del Miage. a) cristallo tabulare secondo s e allungato secondo y descritto da Bianchi e Cavinato (1925): sono presenti le forme: c{001}, b{010},
m{110},t{201}, s{201} ; b) cristallo rinvenuto al Jardin dall’autore. (disegnati dall’autore usando cella e orientazione di Dana -1932).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'analisi sul campione raccolto al Jardin, in associazione con la epistilbite precedentemente descritta, ha evidenziato, invece, la presenza di un significativo tenore di stronzio, mentre il potassio è decisamente minore (rapporto atomico Ca:Sr:K:Ba = 72:14:15:6) (fig. 1c).

    Laumontite. Lacroix riporta che la laumontite di Courmayeur è stata descritta da Soret, in una nota del 20 settembre 1821 alla Società di Fisica di Ginevra; successivamente venne analizzata da Dufrénoy (1835), che ne determinò anche la “forma primitiva” (tabella 1). Il minerale formava un filoncello negli scisti cristallini (“gneiss talqueoux” secondo Dufrenoy), e si presentava in semplici prismi romboidali obliqui.

Tab. 1 - Laumontite di Courmayeur
(Dufrenoy, 1835)

SiO2

50,38

Al2O3

21,43

CaO

11,14

H2O

16,15

 

99,10

 

     L’analisi del Dufrénoy sembra essere molto precisa; sebbene l’autore scrivesse che, a differenza del campione proveniente dagli Stati Uniti analizzato nello stesso lavoro, i rapporti quantitativi tra i vari ossidi e tra questi e l’acqua corrispondessero per il campione di Courmayeur solo approssimativamente a quelli teorici e precedentemente riportati in letteratura, ricalcolando la composizione coi valori moderni delle masse atomiche, si ottiene, sulla base di 16 atomi di  Si: Ca3,79[Al8,02Si16O48]·17,12H20, molto prossima alla formula ideale, Ca4[Al8Si16O48]·18H20.

     Il piccolo difetto d’acqua può essere dovuto a parziale disidratazione del campione, conservato in una collezione, mentre il difetto di Ca è probabilmente dovuto alla presenza di metalli alcalini (probabilmente K) non analizzati; il difetto di massa riscontrabile nell’analisi sarebbe compatibile con il quantitativo di ossidi di metalli alcalini mancanti. L'analisi effettuata su un campione della collezione P. Brizio ha confermato la presenza di un piccolo tenore di potassio, che nel campione esaminato sostituiva circa il 4% degli atomi di Ca (fig. 1d).

Fig. 8. Sopra: laumontite (xx di 4 mm) su "bissolite". Coll. e foto P. Damarco.

Sotto: cristallo ideale di laumontite, ridisegnato dalla descrizione di Dufrenoy (1835)

La laumontite, segnalata sul Miage anche da Favre (1867), è relativamente rara, tanto che non venne rinvenuta da Bianchi e Cavinato (1925). Si presenta in cristalli prismatici bianchi, anche centimetrici, estremamente fragili e facilmente disidratabili, nelle fessure meno esposte agli agenti esterni; può presentarsi anche in druse monomineraliche (Belloni, 1985). Gli spigoli e i vertici dei cristalli appaiono quasi sempre arrotondati. E' degno di nota il rinvenimento di cristallini millimetrici infilzati sugli aghi di actinolite (var. “bissolite”), rinvenuto nel corso di una escursione del CAI-UGET (Barresi, 1988) (fig. 8); già Jervis (1873) aveva riportato questa associazione "laumontite sopra amianto verdognolo", ipotizzando che la laumontite derivasse dalla decomposizione di quest’ultimo minerale.

      Scolecite. Il Lacroix (1896) riconobbe che il minerale rinvenuto sul ghiacciaio del Miage in fibre divergenti bianche, associate a stilbite su una roccia formata da "quarzo, asbesto e distene" (?) e descritto da Soret nel 1821 come "mesotipo", era in realtà una "scolecite sodica", in piccoli cristalli impiantati nelle cavità lasciate libere dalla stilbite e dall'heulandite che riempivano le fenditure di una granulite. I cristalli, in base alle osservazioni ottiche, risultarono tutti dei geminati secondo (100), mostrando, in sezione perpendicolare all'asse verticale, una divisione in quattro settori e con delle caratteristiche tali da suggerire che i cristalli fossero triclini anziché monoclini. In alcuni cristalli riscontrò inoltre la presenza di geminati sia secondo (100) sia secondo (110).

Fig. 9. Scolecite del Miage (da Bianchi e Cavinato, 1925).

     La scolecite del Miage fu successivamente studiata da Bianchi e Cavinato (1925) che la rinvennero sia in cristallini incolori e limpidi, riuniti in gruppi raggiati, sia in ciuffetti aciculari raggiati, quasi opachi e leggermente giallognoli. I cristallini migliori presentavano facce regolari del prisma verticale ed erano spesso terminati da un gruppo di quattro faccette, regolari e speculari che conferivano un aspetto pseudorombico (fig. 9); questi cristalli, in base alle misure ottiche, vennero interpretati come geminati di contatto secondo (100), che presentavano libero il polo negativo dell'asse z, emimorfo. In qualche caso uno degli individui era prevalente sull'altro, oppure accennava ad una parziale compenetrazione, dando luogo ad un contatto seghettato.

      Diversamente da quanto riportato da Lacroix, l'analisi chimica (tabella 2) confermò che sia i cristallini trasparenti (I) sia i cristalli aciculari biancastri (II) erano di scolecite pura, priva di sodio.

Tab. 2 - Scolecite del Miage
(Bianchi e Cavinato, 1925)

 

I

II

SiO2

45,96

45,67

Al2O3

26,10

25,93

CaO

13,91

13,80

H2O

13,97

14,41

 

99,94

99,81

 

La giacitura della scolecite è la stessa delle altre zeoliti calciche, rinvenendosi soprattutto nelle differenziazioni aplitiche e negli scisti granulitici (figg. 10-11); spesso associata a stilbite o quarzo. E' però decisamente meno frequente, anche se sporadicamente ha dato luogo a ritrovamenti pregevoli.

      Un bel ritrovamento, consistente in una geode di sette centimetri interamente ricoperta da lunghi cristalli di scolecite color bianco sporco, è stato recentemente segnalato da Palenzona (1992); buoni campioni provengono soprattutto dalla testata della valle, in paragenesi con bissolite, quarzo, epidoto e stilbite (Belloni, 1985).

Fig. 10. Scolecite del Miage (XX di 5 mm), in cavità di un filoncello aplitico. Coll. P. Ambrino, foto P. Damarco

Fig. 11. Scolecite, gruppo raggiato di cristalli centimetrici su scisto granulitico. Coll. A Barresi, foto A. Delmastro.


Fig. 12. Stilbite-Ca del Miage, in associazione globulare (aggregati di 14 mm di diametro) e a covone (XX di 10 mm). Coll. e foto P. Damarco

Stilbite-Ca. Segnalata da Soret fin dal 1821 sul ghiacciaio del Miage e poi citata anche da Favre (1867) con laumontite e scolecite, è stata rinvenuta successivamente dal Baretti in aggregati fibrosi raggiati bianchi, in fessure dello gneiss nella parte settentrionale delle Aiguilles Grises, in associazione con pochi ma distinti cristalli di heulandite; questi campioni sono stati identificati e analizzati da Cossa (1880) (tabella 3). Relativamente comune nella regione del Miage, sia nelle rocce sia nelle morene, si rinviene con maggiore frequenza nelle differenziazioni aplitiche e negli scisti granulitici, come le altre zeoliti calciche; nelle geodi di queste rocce si trova spesso associata ad heulandite, talvolta con albite ed adularia, più spesso con quarzo o con calcite anche manganesifera, raramente con termini poco ferriferi della serie clinozoisite-epidoto (Bianchi e Cavinato, 1925).

Al Miage non si rinviene mai in cristalli isolati, ma in fasci a covone di colore bianco o bianco-giallognolo. Sono molto comuni i noduli raggiati, anche fino a tre centimetri di diametro, quasi incolori all'interno e gialli nella parte superficiale; più raramente si rinvengono sferule incolore (fig. 12). Campioni molto ricchi, fibroso raggiati, in associazione con quarzo, adularia e cristalli pseudocubici di cabasite, sono stati rinvenuti da Scaini e Giorgetta (1967) in blocchi di gneiss biotitici metamorfosati provenienti dalla testata del Miage; un'altra segnalazione di stilbite in sferule biancastre fino a 3 cm, rinvenuta nella parte alta del Miage in prossimità della confluenza col ghiacciao del Dôme, si deve a Borgo (1985). Ottimi campioni, in aggregati sferoidali anche superiori a tre centimetri, sono stati recentemente raccolti in una piccola frana staccatasi circa cento metri a valle del rifugio Gonella, qualche decina di metri a sinistra sulle scale fisse di accesso al rifugio sito sulle Aiguilles Grises, sulla destra orografica del ghiacciaio del Dôme (Feronato et al., 2002).

Tab. 3 - Stilbite del M. Bianco

 

Gh. Miage

Traforo

 

Cossa
(1881)

Cavinato (1925)

Abbona
(1967)

H2O

18,26

18,87

17,81

SiO2

56,47

55,82

57,69

Al2O3

17,09

16,10

15,64

Fe2O3

n.d.

n.d.

0,05

MgO

n.d.

n.d.

0,40

CaO

7,74

8.29

8,09

Na2O

tracce

0,75

0,39

 

99,56

99,83

100,07

La nuova analisi di Bianchi e Cavinato (1925) della stilbite del Miage ha confermato trattarsi del termine calcico, con poco o nulla sodio (tabella 3); le misure ottiche hanno evidenziato che il potere della doppia rifrazione nei campioni del Miage è molto più alto che in esemplari provenienti da altre località. 

Le segnalazioni di zeoliti nel Gruppo del Monte Bianco, al di fuori della zona del Ghiacciaio del Miage, sono generalmente molto scarse; si può però ricordare l'interessante ritrovamento effettuato alla progressiva 5708 del Traforo del M. Bianco da Baggio e Malaroda, che rinvennero bellissime cristallizzazioni di stilbite in cristallini impiantati su druse nel granito del Monte Bianco. I cristalli di colore bianco, talvolta rosato, con lucentezza madreperlacea, si presentavano in aggregati policristallini, nei quali i singoli individui erano generalmente in contatto secondo le facce di {010}; i cristalli, delle dimensioni massime di 3 millimetri nella direzione di allungamento, erano tutti geminati secondo una faccia di {001}, simulando una simmetria rombica, e presentavano le forme mostrate in fig. 13 (Abbona e Angela, 1967).

Anche la stilbite del traforo del Bianco, analizzata da Abbona e Angela (1967), è risultata un termine calcico abbastanza puro, povero in sodio e con piccoli tenori di magnesio e ferro; l'analisi spettrochimica ha inoltre evidenziato la presenza di tracce di Be, Ti, Sr e Ba. La composizione delle tre stilbiti risulta pertanto molto simile, tranne che per il tenore di alluminio, significativamente più basso nei campioni del traforo. Le formule cristallochimiche calcolate da Abbona e Angela (1967), sulla base di 72 O, per il campione del traforo e per la stilbite del Miage analizzata da Cossa e Cavinato risultano rispettivamente:

Na0,35Ca4,08Mg0,28Fe0,02Al8,69Si27,19O72·28,00 H2O

Ca3,94Al9,57Si26,85O72·28,95 H2O

Na0,705Ca4,27Al9,13Si26,84O72·30,27 H2O

Fig. 13. Stilbite rinvenuta nel traforo del M. Bianco (Abbona e Angela, 1967).

 

Ringraziamenti. Si ringraziano i collezionisti R. Schellino, P. Ambrino e P. Brizio, per il materiale fornito e per aver messo a disposizione campioni della loro collezione, e E. Bonacina e A. Delmastro per le fotografie di alcuni campioni.




Bibliografia

Abbona F. e Angela M., (1967), Ricerche sulla stilbite del Monte Bianco, Atti Accad. Sci. Torino, Cl. Sci. Fis., Mat. Nat., vol. 101, 701-715.

Andreato F., (1991), Le soddisfazioni della Val Veny, Riv. Min. It., Anno XIV, 15 (4), 185-190.

Barresi. A., (1988), Sul ghiacciaio del Miage. Geoide (Not. G.M.P. CAI-UGET) Anno V, Nr 1, 5 pp.

Barresi A. (curatore), (2002), Monte Bianco. I minerali dei ghiacciai del versante italiano del Massiccio (con inquadramento geologico di I. Chiambretti e fotografie di P. Damarco), Gruppo. Mineral. Paleont. C.A.I.-U.G.E.T, Torino, 28 pp, 3 tav colori.

Belloni F., (1985), Sul Ghiacciaio del Miage ad occhi aperti, Hobby Fauna1 (11), 32-43.

BianchiA. e Cavinato M., (1925), I minerali del Miage (M. Bianco - versante italiano), Atti Soc. It. Sc. Nat. Museo Civ. St. Nat. Milano64, 132-174.

Borgo E., (1985), Dal ghiacciaio del Miage - Agosto 1984. Not. Ligure Mineralogia Anno XXVII (1), 18-19.

Cossa A., (1880), Sopra una stilbite del ghiacciaio del Miage, Boll. R. Comit. geol. Ital., ser. 2, vol. 1 (11-12), 520-522. Ripubblicato in Cossa (1880-81) e in Cossa (1881).

Cossa A., (1880-81), Sulla stilbite del ghiacciaio del Miage, Atti R. Accad. Lincei, Transunti, serie 3, vol. 5, 86-88.

Cossa A., (1881), Stilbite del Ghiacciaio del Miage, in: A. Cossa, "Ricerche chimiche e microscopiche su roccie e minerali d'Italia

(1875-1880)", R. Staz. Agr. Sper. Torino (1881), Tip. V. Bona, p. 175-177.

Dana E.S., (1932), A textbook of mineralogy with an extended treatise on crystallography and physical mineralogy, 4th Edition, revised and enlarged by W. E. Ford. John Wiley & Sons.

de Michele V., (1974), Morene del giacciaio del Miage, in: Guida mineralogica d’Italia, vol. 1, Ist. Geografico De Agostini, Novara, pg. 25-28.

Dufrénoy A., (1835), Note sur la cristallisation et la composition de la Laumonite, Ann. Mines, ser. 3, vol. 8, 503-514, pl. X.

FavreA., (1867), Recherches géologiques dans les parties de la Savoie, du Piémont et de la Suisse voisines du Mont Blanc, Mamboz et Schuchardt, Genève. (Paris).

Feronato R., Lucianaz F., MochetM., (2002), Miage: nuovi ritrovamenti sugli speroni rocciosi del rifugio Gonella, Riv. Min. It.26 (2), 66-69.

JervisG. (1873), I tesori sotterranei dell'Italia, vol. I - Le Alpi. Loescher, Torino. Ristampa anastatica, 1974, Gribaudi, Torino.

Lacroix A., (1896), Minéralogie de la France et de ses anciens territoires d'outre-mer, Vol. II, Libr. Polytechnique Baudry ed., Paris. Ristampa 1977, Librairie Rene Thomas, Paris.

Monistier G. e Turconi B., (1983), I minerali del ghiacciaio del Miage (M. Bianco), Riv. Min. It. 7 (3), 70-80.

PalenzonaA., (1992), Miage 1990, Riv. Min. It. Anno XV, 16 (2), 77-84.

ScainiG. e Giorgetta A., (1967), Alcuni minerali di Courmayeur (Aosta), Rend. S.M.I. 23, 399-400.

SoretF., (1821), Arch. Sci. Phys. Nat. Geneve 179, - [citato da Lacroix (1896)].


 
 
 
Home | Pubblicazioni | Eventi | Mostra | News | Links