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LOCALITA’ MINORI DEL VULCANO VICANO: PIAN DI S. MARTINO, LE CARCARELLE, TORRE DEL QUERCIO

di
Edgardo Signoretti,
Rossano Carlini,
Luigi Mattei

 

     

Fig. 1. Cartina della zona di ricerca

   I prodotti dell’attività precalderica del distretto vulcanico di Vico sono, come abbiamo già visto anche nel precedente Notiziario (Carlini e Signoretti, 2003), rinvenibili su tutta l’area circostante quel che resta dell’edificio vulcanico, in località note alla mineralogia laziale e tutte raggiungibili da Roma seguendo la Via Cassia e le stradine provinciali che la attraversano lungo tutto il suo percorso da Sutri a Viterbo.
        L’eccezionale importanza mineralogica di questo distretto vulcanico era conosciuta fin dal 1800, in ragione dei numerosi blocchi sanidinitici qui rinvenibili, blocchi particolarmente ricchi d’importanti specie mineralogiche e con un’alta percentuale di minerali di terre rare.
       Il percorso intrapreso nello scorso numero del Notiziario con la descrizione delle località di Villa S. Giovanni in Tuscia e Mazzocchio, si sposta verso nord, tra Vetralla e Viterbo (Fig. 1), toccando tre località, caratterizzate, a parer nostro, dal rinvenimento di alcuni blocchi sanidinitici insoliti rispetto a quelli comunemente osservabili in altri siti del Vulcano Vicano; le località sono: Pian di S. Martino, Le Carcarelle e Torre del Quercio.
      
E’ possibile che tali zone siano già note a molti, magari con un altro toponimo; noi in quest’articolo le citiamo prendendo spunto esclusivamente dalla cartellonistica che si legge lungo le strade.
       
Una delle caratteristiche più evidenti di una buona parte delle sanidiniti osservate nelle  due prime   località è la compattezza dei blocchi, coerenti e freschi alla rottura, con aspetto anche vetroso, ma, contrariamente a ciò che si riscontra in altre località del vicano, dove simili blocchi sono sterili dal punto di vista collezionistico, qui sono ricchi di minerali che quasi sempre tappezzano, con cristallini submillimetrici, ma con abito sempre ben definito, i piccolissimi interstizi.
       Altro elemento apparentemente comune è la gran varietà di specie mineralogiche che ogni blocco contiene. Inoltre, spesso, si può osservare che una delle specie mineralogiche presenti nel proietto è più abbondante delle altre e si rinviene in quasi tutti gli interstizi, associata ora all’uno ora all’altro minerale: cubetti neri di uraninite-torianite si sono osservati poggiati su cristalli di: zircone, apatite, titanite, torite, magnetite, cancrinite ecc, così come per hellandite e vicanite, tanto da permettere una particolare raccolta di specie mineralogiche in bell’associazione con altre.
       La terza località, Torre del Quercio, ci sembra importante citarla, non tanto per la particolarità dei ritrovamenti, ma perché questo territorio, che ci spinge fino alla periferia di Viterbo dove generalmente i blocchi sanidinitici sono veramente rari, è stato finora poco frequentato dai ricercatori laziali.

Fig. 2. Uno scorcio di Pian di S. Martino.

   Il terreno di ricerca a Pian di S. Martino, è identificabile con una larga fascia di terreno posta lungo la Via Cassia tra il 71° ed il 73° km, profonda alcune decine di metri sulla nostra destra e circa duecento metri sulla nostra sinistra, venendo da Roma in direzione di Viterbo (Fig. 2).
     
L’accesso ai terreni non è agevole e necessita spesso di lunghi giri per aggirare fondi recintati, coltivazioni e una miriade di piccoli cantieri di case in costruzione. Con un po’ di fortuna ci si può imbattere in qualche conca o fosso in cui vengono spinte o ammassate pietre dissepolte dalle arature dei campi o dagli scassi per le fondamenta delle case. Fra queste pietre, a volte coperte da rovi, è possibile rinvenire qualche blocco sanidinitico.
     
La località Le Carcarelle prende il nome da una stradina, per l’appunto “Strada Carcarelle”, che s’incrocia sulla nostra destra percorrendo il tratto della provinciale che va da Tre Croci a Tobia. Questa stradina sale debolmente verso una piccola frazione abitata per poi continuare verso l’altura in direzione del monte Venere.
     
Qui i blocchi sanidinitici difficilmente superano i 30 cm di diametro e, come spesso avviene in queste località, sono rinvenibili in un’area molto circoscritta attorno alla frazione abitata, salvo piccole isole di terreno individuabili da frammenti di roccia trasportati per i campi dalle arature (vigneti e uliveti).

Fig. 3. Un “taglio” dove sono evidenti “livelli a proietti”

   Alcuni tagli, scoperti casualmente alcuni anni fa ed ormai  esauriti e privi di interesse, mostravano piccoli livelli con proietti di 3-5 cm di diametro contenenti, con straordinaria frequenza, minerali del gruppo del pirocloro (Fig. 3).
     
La terza località, Torre del Quercio, è rappresentata da una fascia di terreno situata tra Tobia e la S.S. 2 Cassia. Qui i proietti ben mineralizzati sono più rari e finora non sono stati segnalati ritrovamenti degni di rilevanza mineralogica (minerali di REE ecc.).

I PROIETTI

       I proietti più interessanti dal punto di vista collezionistico sono sempre quelli di tipo sanidinitico, ma una particolare attenzione andrebbe riservata anche ad alcuni blocchi lavici ricchi di bollosità, dove sono state rinvenute belle zeoliti, vere rarità per la mineralogia vicana.
      In prossimità di Pian di S. Martino, poi, data la particolare vicinanza con la colata di lava trachitica di Fosso Ricomero, bisogna fare attenzione a particolari “ciottoli a forma di patata”. Tali “ciottoli” sono in realtà noduli, originariamente inclusi nella colata di lava, rinvenibili sciolti nel terreno per successivo disfacimento della lava stessa e che possono contenere cristallizzazioni di minerali interessanti e rari quali la osumilite-(Mg) e la pseudobrookite (Signoretti e Bellatreccia, 1999).

I MINERALI

       I minerali, in campioni piccoli ma belli, sono gli stessi che comunemente si rinvengono in tutta l’area vicana, con particolare frequenza di vicanite, afghanite, minerali del gruppo del pirocloro, rutilo, uraninite-thorianite (Figg. 4 e 5) e zirconolite (Fig.  6).

Fig. 4. Uraninite-thorianite, Pian di S. Martino; X 1,2 mm; coll. e foto E. Signoretti

Fig. 5. Uraninite-thorianite su thorite Pian di S. Martino, X 0,4 mm; coll. e foto E. Signoretti


Fig. 6. Zirconolite, Le Carcarelle, gruppo 0,4 mm; coll. e foto E. Signoretti

       Molto frequenti, negli interstizi, sono i minerali del gruppo della hellandite, che si osservano anche disposti in un intreccio di piccole lamine gialline e brillanti a rivestire altri minerali (Fig. 7).
     

Fig. 7. “Hellandite” su magnetite, Pian di S. Martino, X 1,3 mm; coll. e foto E. Signoretti

 

       La fluorite, abbondante ma mai ben cristallizzata, mostra a volte una colorazione rosa intenso, dovuta alla presenza di minerali contenenti elementi radioattivi, probabilmente britholite.
     

       Nelle tre località sono stati rinvenuti dagli autori, ma anche, e in diversa occasione, dal socio M. Papacci, aggregati di cristallini apparentemente aciculari molto allungati di colore dal giallo all’arancio al rosso. “Posteggiati” come rutilo, in attesa di conferme, ad una prima indagine analitica condotta presso il Dipartimento di Scienze Geologiche dell’Università Roma Tre, sono risultati essere un minerale del gruppo del pirocloro. Su questi campioni sono ancora in corso studi più approfonditi (Figg. 8 e 9).

 

 

Fig. 8. “Pirocloro”, Pian di S. Martino, gruppo 0,6 mm; coll. e foto E. Signoretti

Fig . 9. “Pirocloro”, Pian di S. Martino, foto al SEM.

 

 

 

 

 

 

 

 

        Ci sembra importante segnalare, nei proietti di tipo sanidinitico, la presenza di millimetrici cristallini brillanti e trasparenti con la morfologia dell’analcime o della leucite. Tali cristalli, sottoposti ad una indagine analitica, sono risultati essere pollucite seppure con un contenuto anomalo in potassio.

       Tali campioni, così come altri qui rinvenuti, sono tuttora in fase di studio (Figg. 10 e 11) e su di essi si daranno maggiori dettagli non appena sarà possibile avere risultati definitivi.

Fig . 10. Pollucite (ancora in fase di studio), Pian di S. Martino, X 1,2 mm; coll. L. Mattei, foto E. Signoretti

Fig . 11. Minerale non perfettamente identificato, Pian di S. Martino, X 0,3 mm; coll. L. Mattei, foto E. Signoretti


    
Una particolare nota merita la scheelite, identificata soltanto in base alla sua caratteristica morfologia, in bei cristallini incolori o giallini molto brillanti, di dimensioni fino a 0,5 mm di spigolo, spesso costituiti da individui in associazione parallela fortemente compenetrati (Fig. 12).

Fig. 12. Scheelite, Le Carcarelle, X 0,4 mm; coll. e foto E. Signoretti

Il minerale è stato osservato, con rarità, sempre da solo in fondo a piccoli interstizi privi di altre mineralizzazioni.

 

Ringraziamenti

          Si ringraziano il prof. G. Della Ventura e il dott. F. Bellatreccia del Dipartimento di Scienze Geologiche dell’Università Roma Tre per le anticipazioni sugli studi, peraltro ancora in corso, su alcuni dei campioni rinvenuti e per le fotografie al SEM.

 
 




Bibliografia

Carlini R., Signoretti E., (2003), Località minori del Vulcano Vicano: Villa S. Giovanni in Tuscia e Mazzocchio, Il Cercapietre Notiz. del G.M.R., 1/2 – 2003, pp. 33-41.

Signoretti E., Bellatreccia F., (1999), I minerali della colata trachitica di Fosso Ricomero, Il Cercapietre Notiz. del G.M.R., 25, pp. 12-18.



 
 
 
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