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Museo Universitario di Scienze della Terra
Dipartimento di Scienze della Terra - Mineralogia
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RITROVAMENTO DI ARTINITE NEL COMPLESSO
VULCANICO DEI COLLI ALBANI (RM)
di
Igino Caponera,
Salvatore Fiori,
Roberto Pucci
 

Riassunto

          Si descrive il ritrovamento di artinite, Mg5(CO3)4(OH)2·4H2O, in un proietto di natura calcarea nei pressi di Albano Laziale. E’ probabilmente la prima volta che tale minerale viene identificato nel complesso vulcanico Laziale.

  Premessa

          Organizzare una “uscita a minerali” tra amici, visti i vari impegni personali, è oramai diventato davvero difficile. Se una occasione come questa viene “salutata” da un ritrovamento degno di nota allora l’uscita si trasforma in un vero e proprio evento. Questo è quanto è accaduto lo scorso dicembre ai soci Caponera, Carlini, Fiori, Pucci e Signoretti  che, in occasione di una ricerca ad Albano, hanno rinvenuto, in una discarica dei materiali di risulta del cantiere della già nota tangenziale di Albano (Caponera et al., 2003), un proietto davvero eccezionale sia per dimensioni che per qualità dei cristalli presenti. Dopo questo ritrovamento, nel mese di maggio e sempre nella stessa località, Igino Caponera ha trovato un altro proietto, dalle caratteristiche molto diverse al precedente, in cui è stata nuovamente identificata l’artinite.

  Il ritrovamento

Fig. 1 Proietto calcareo metamorfosato, primo ritrovamento (dim. circa 50x70x90cm); foto R. Carlini

        Il primo proietto (Fig. 1)individuato da R. Carlini, tra la gran quantità di materiali di scarso interesse provenienti dallo stesso scavo, aveva dimensioni veramente eccezionali (circa 50x70x90 cm) soprattutto se confrontato con gli altri inclusi generalmente rinvenibili sui Colli Albani che solo in casi rarissimi superano i 40 cm nella dimensione maggiore. Di natura calcarea come tanti altri che si rinvengono nella stessa zona, di colore bianco sporco, la superficie esterna appariva alterata e poco consistente, tanto da sfarinarsi alla minima pressione. I primi colpi di martello consentivano però di constatare che l’interno era molto più fresco e coerente. Il proietto era attraversato in modo irregolare da sottili fenditure; in corrispondenza di queste,  le superfici mostravano segni evidenti di mineralizzazioni che era possibile definire immediatamente come idromagnesite in aggregati di dimensioni veramente ragguardevoli. Procedendo verso l’interno del blocco, l’idromagnesite risultava accompagnata da aggregati raggiati di cristalli, allungati, sottili ma ben distinti, trasparenti e terminati, di lunghezza anche prossima al centimetro, che non erano mai stati osservati in quella località da nessuno dei presenti (Fig. 2).

Fig 2 Porzione del primo proietto tappezzata di idromagnesite con aggregati raggiati di artinite delle dimensioni max 16 mm. Coll e foto R. Pucci

Le recenti nuove scoperte nei Colli Albani (Caponera et al., 2003) suggerivano di sottoporre il minerale ad analisi approfondite presso il Dipartimento di Scienze della Terra della Università di Roma “ La Sapienza ”. Infatti, a conferma dei nostri sospetti, i risultati delle analisi indicavano che si trattava di artinite.

          Il proietto trovato da Igino Caponera misurava 30x30x40cm e aveva, a parte le dimensioni, un aspetto completamente diverso rispetto al precedente; la massa era costituita da calcare metamorfosato di colore leggermente mielato e le poche fessure ed i vacuoli presenti erano completamente tappezzati da minuti cristallini ialini, appiattiti ben formati, disposti più o meno ortogonalmente rispetto alla superficie della matrice. Anche questi cristallini, sottoposti alle stesse analisi, sono risultati essere artinite.

 

 


I MINERALI

Idromagnesite, Mg5(CO3)4(OH)2·4H2O

          Questo carbonato basico idrato di magnesio, che cristallizza nel sistema monoclino, è stato rinvenuto in abbondanza nelle fenditure del proietto nei consueti aggregati sferoidali o a rosette di cristallini bianchi sericei appiattiti di dimensioni millimetriche, visibili tranquillamente anche ad occhio nudo. Il ritrovamento di questo minerale non è certo una novità, tuttavia è degno di nota poiché le dimensioni e la quantità dei cristalli vanno un po’ oltre il consueto.

Artinite, Mg2(CO3)(OH)2 ·3H2O

          Anche l’artinite è un carbonato basico idrato di magnesio, cristallizza nel sistema monoclino ed appartiene alla classe 2, monoclina sfenoidale  il cui unico elemento di simmetria è l’asse binario (Gramaccioli, 1986). Come l’idromagnesite è un minerale di origine idrotermale di bassissima temperatura che si forma in genere nelle fessure delle rocce serpentinose e in marmi dolomitici (Mottana et al., 1977).
         
Il minerale, non molto comune e ricercato per le sue belle cristallizzazioni, è stato scoperto nel 1902 nelle serpentiniti, in vicinanza di Campo Franscia in Val Malenco, dal collezionista Pietro Sigismund, studiato e descritto dal prof. Luigi Brugnatelli dell’Università di Pavia (Brugnatelli, 1902). Dedicato a Ettore Artini, mineralogista e petrografo, per diversi anni direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, è stato rinvenuto, in seguito, sempre nelle serpentiniti: a Rocca Castellaccio sopra il paesino di Ciappanico (SO); nelle perforazioni delle gallerie del Montjovet, presso Saint Vincent; nelle cave di amianto ad Emarse e Cogne in Val d’Aosta; a Fubina  in Val di Lanzo; a Kraubath nella Stiria (Austria) (Gramaccioli, 1975); nella miniera di Monte Ramazzo vicino Genova (Antofilli et al., 1983); in provincia di Vicenza, in Val d’Astico, dove fu rinvenuta per la prima volta in rocce sedimentarie metamorfosate per contatto (Boscardin e De Michele, 1965, 1968); nella cava di marmo di Canzoccoli a Predazzo in Val di Fiemme (Morandi, 1969) e nelle cave di marmo di Settecà e di Mengolli (Del Caldo et al., 1973). Al di fuori d’Italia e della regione alpina, è stato rinvenuto negli USA a Hoboken New Jersey (Ferrari et al., 1931), Luning Nevada, e Peckskill New York (Mottana et al., 1977).
          L’artinite di Albano Laziale si presenta in aggregati raggiati più o meno fitti di cristallini da aciculari a prismatici molto appiattiti ed allungati, incolori o bianchi con lucentezza sericea (Figg. 3 e 4). La lunghezza dei cristallini varia da qualche millimetro ad oltre un centimetro. Il minerale è sempre associato alla idromagnesite.

Fig. 3 Artinite di Albano, immagine al SEM.

Fig. 4 Artinite di Albano, immagine al SEM.
              

           Pure se di dimensioni nettamente inferiori (dimensioni max. 2mm), i cristalli del secondo ritrovamento, sono prismatici, sempre perfettamente terminati e ialini, e hanno senza dubbio un aspetto estetico maggiormente accattivante (Figg. 5, 6 e 7).

Fig 7. Artinite, Albano (secondo ritrovamento), particolare delle terminazioni dei cristalli. Foto S. Fiori

Le analisi mineralogiche

Tab. 1. Costanti reticolari dell’artinite di Albano confrontate con quelle dell’artinite di riferimento JCPDS.

Costanti
reticolari

Artinite di Albano

Scheda
06-0484

a (Å)

16,550(3)

16,575

b (Å)

3,1548(7)

3,155

c (Å)

6,2330(9)

6,232

β (°)

99,19(2)

99,15 

 

          Il minerale è stato identificato mediante diffrattometria ai raggi X su polveri presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Roma “ La Sapienza ”. Per l’analisi è stato impiegato un diffrattometro SEIFERT MZ IV; l’intervallo di 2q esplorato va da 5° a 65°, passo di scansione 0,02° di 2q; tempo di conteggio: 4 secondi per passo. I parametri di cella sono stati raffinati, a partire dai valori della scheda JCPDS 06-0484, utilizzando LSUCRI, una versione per PC del programma di Appleman and Evans (1973) basato sul metodo dei minimi   quadrati. I parametri di cella così calcolati sono riportati nella Tabella 1 nella quale vengono anche riportati i valori dell’artinite di confronto (scheda JCPDS 06-0484).  

Preparazione del campione

Tab. 2. Indici dei riflessi principali, distanze interplanari ed intensità misurate dalla diffrazione su polveri dell’artinite di Albano. Per confronto sono riportati anche i dati dell’artinite di riferimento della scheda JCPDS 06-0484.


hkl

JCPDS
d (Å)

Albano
d (Å)

JCPDS
I/Io (%)

Albano
I/Io (%)

2 0 0

8,18

8,17

30

32

0 0 1

6,15

6,15

16

5

-2 0 1

5,34

5,34

65

100

2 0 1

4,58

4,58

4

1

4 0 0

4,09

4,08

6

7

-4 0 1

3,69

3,68

50

42

4 0 1

3,18

3,18

10

1

-2 0 2

3,04

3,04

16

5

1 1 1

2,736

2,733

100

2

-4 0 2

2,672

2,67

20

17

6 0 1

2,36

2,358

8

1

4 0 2

2,29

2,294

12

2

-5 1 1

2,21

2,213

40

1

0 0 3

2,051

2,051

10

2

2 0 3

1,918

2,919

20

1

-7 1 1

1,865

1,863

20

1

-8 0 2

1,844

1,841

4

1

-3 1 3

1,707

1,707

12

1

-10 0 1

1,647

1,646

6

2

-2 0 4

1,558

1,556

2

1

-2 2 0

1,549

1,548

8

2

7 1 2

1,519

1,52

12

1

        L’analisi dell’artinite è stata piuttosto problematica a causa sia dell’esigua quantità di materiale disponibile, sia delle caratteristiche intrinseche del minerale stesso. Infatti, l’artinite ha una perfetta sfaldatura lungo [100], ovvero parallelamente alla direzione di allungamento del cristallo, ciò comporta che i granuli che compongono le polveri del minerale tendono ad assumere una morfologia aghiforme.

        Si è cercato quindi di disperdere le polveri su un vetrino smerigliato di 20 mm con una goccia d’alcool. Sebbene questo sistema limiti l’orientazione preferenziale del materiale, i risultati analitici indicano una sensibile orientazione dei granuli del preparato. Infatti, come si può vedere nella Tabella 2, il riflesso relativo ai piani con d = 5,34 Å risulta il più intenso nell’artinite di Albano (I = 100%) rispetto a quella di riferimento (I = 65%), mentre il riflesso con d = 2,736 Å che è il più intenso (I= 100%) nell’artinite di riferimento raggiunge appena il 2% di intensità nell’artinite di Albano.
         
La Figura 8 mostra il diffrattogramma dell’artinite di Albano e la freccia evidenzia la drastica riduzione del picco con d=2,736Å.
         
Sono attualmente in corso ulteriori indagini diffrattometriche.

 

Fig 7. Artinite, Albano (secondo ritrovamento), particolare delle terminazioni dei cristalli. Foto S. Fiori

  Ringraziamenti

          Si ringrazia il Dipartimento di Scienze della Terra della Università di Roma “La Sapienza” per aver consentito l’uso delle strumentazioni analitiche, in particolare il dott. A. Gianfagna e la dott.ssa L. Costantini per le fotografie al  SEM.




BIBLIOGRAFIA

Antofilli M, Borgo E., Palenzona A.,(1983), I nostri minerali, Sagep Editrice, Genova, p. 96.

Appleman D.E., Evans H.T.Jr., (1973), Job 9214: Indexing and least squares refinement of powder diffraction data, U.S. Department of Commerce, NTIS Document, PB 216181.

Boscardin M., De Michele V., (1965), Itinerari mineralogici, Comune di Val d’Astico. Comune di Cogollo (Vicenza). Natura, Milano, LVI, pp. 170-175.

Boscardin M., De Michele V., (1968), Brucite, idromagnesite, ed artinite della Val d’Astico (Vicenza), Museo Civico di Storia Naturale di Milano, vol.107-2 , pp. 135-146.

Brugnatelli L., (1902), Sopra un nuovo minerale dei giacimenti di amianto di Val Lanterna, Rend. R. Ist. Lomb. Di Sc. e Lett., s. 2^, vol.XXXV, p. 879.

Caponera I., Fiori S., Pucci R., (2003), Fluoborite, piombo nativo, richterite ed altri interessanti ritrovamenti nei “Colli Albani”, Il Cercapietre Notiz. del G.M.R., 1-2/2003, pp. 3-13.

Del Caldo A., Moro C., Gramaccioli C.M., Boscardin M., (1973), Guida ai Minerali, Gruppo Editoriale Fabbri, Milano, pp. 208.

Ferrari A., Ghiron D., (1931), Sopra una artinite di Hoboken (N. Jersey), Per. Min., n 3, IX, p. 286.

Gramaccioli C.M., (1975), Minerali alpini e prealpini, Ist. Ital. Edizioni Atlas, Bergano, V. 1, p. 184.

Gramaccioli C.M., (1986), Il meraviglioso mondo dei cristalli, Calderini, BO, pp. 174-175.

Morandi N., (1969), Sull’artinite di Canzoccoli, Predazzo, Miner. Petrogr. Acta, vol. 15, pp. 77-91.

Mottana A., Crespi R., Liborio G., (1977), Minerali e rocce, A. Mondatori Ed., Milano, sch. 110-111.

           
 
 
 

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