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LA NASCITA DEL MODERNO COLLEZIONISMO DEI MINERALI.
Il periodo d'oro, dal XVII al XIX secolo (1^ parte)
di
Alberto Mussino
 

L'interesse dell'uomo nei confronti del meraviglioso mondo dei minerali, si risvegliò attraverso l'opera di Giorgio Agricola (Glauchau, Sassonia 1494 - Chemnitz 1555). In precedenza, durante il buio periodo medioevale ed oltre, il corrente pensiero era strettamente subordinato al dogma che si opponeva strenuamente allo studio delle leggi della natura considerati blasfemi. Tutte le pubblicazioni a disposizione degli studiosi, tra le quali le più importanti "Ethymologiae" d’Isidoro vescovo di Siviglia (560-636) e gli scritti di Costantino Psellos (1018-1078), si riferivano, infatti, alle opere dell'antichità soprattutto a quelle di Plinio il Vecchio.

Il merito di Giorgio Agricola (vero nome Georg Bauer), illustre medico esperto minerario e mineralogista che esercitava in Sassonia e in Boemia, fu quello di riuscire a comunicare in forma divulgativa, non più interpretazioni personali di dati pseudoscientifici desunti da passati trattati, ma nuovi veri dati scientifici di prima mano derivanti dalle sue conoscenze e dalle sue osservazioni dirette. Egli, infatti, dopo aver studiato medicina in Italia, iniziò ad esercitare nel centro minerario di St. Joachimsthal dove si appassionò alla mineralogia, alla geologia e ad ogni tecnica mineraria. Su questi argomenti scrisse le sue più importanti opere, tra cui il "De re metallica" in 12 libri nei quali si ha la prima descrizione dei minerali in senso moderno, sulla base delle proprietà osservabili (fìsiche e chimiche) e non più accreditando ipotetiche proprietà magiche, com'era usanza degli antichi alchimisti.


Fig. 1. Estrazione dello zolfo dalla pirite per distillazione; Gorge Bauer (Giorgio Agricola) “De re metallica”.

Si può azzardare che le prime osservazioni di Giorgio Agricola abbiano gettato le basi per una valutazione del minerale come un elemento d’interesse da raccogliere, studiare e quindi classificare, primo passo verso il concetto di collezionismo (fig. 1).

Ancorché con una certa gradualità si può dire che il collezionismo dei minerali, dal diciassettesimo secolo in poi, si sia affermato rimanendo strettamente legato allo sviluppo scientifico della mineralogia come scienza, e che i campioni riuniti in collezione rimasero, per lungo tempo, patrimonio esclusivo e personale di quanti a tale scienza erano dediti a vario titolo. Per esempio, in Italia, nonostante la caotica situazione politica,la Mineralogia si sviluppò in maniera notevole, grazie agli interessi estetici e scientifici dei grandi potentati dell'epoca. Tra questi ricordiamo i Gonzaga, i quali, fin dal secondo decennio del seicento, avevano accumulato, riportano le cronache del Ducato di Mantova, una collezione di 2.000 dipinti e quasi 20.000 oggetti preziosi tra bronzetti, sculture, cammei, libri, "naturalia", gemme e cristalli. Nello stesso periodo, Cosimo de' Medici (1642-1723) costituiva un’importante raccolta naturalistica comprendente una selezione di minerali, molti dei quali Elbani, di grande interesse e particolarmente estetici, che confluirono in seguito nel Museo di Mineralogia dell'Università di Firenze dove sono tutt'oggi conservati.

Ferdinando Idi Borbone (1751-1825) raccolse anch'egli un'importante collezione di minerali del Vesuvio e della Sicilia che costituirono la base di partenza per il costituendo Museo Mineralogico di Napoli(1801).

Sfortunatamente molte importantissime collezioni di minerali italiani presero la via dell'estero: fra queste ricordiamo quella di Giovanni di Baillu (1679-1758) - già curatore delle collezioni medicee – di 30.000 campioni e quella della Duchessa Petronilla di Calabrito famosa per i campioni della Sicilia e del Vesuvio. Entrambe furono acquisite dal Museo di Storia Naturale di Vienna che, verso la fine del 1700,era un centro culturale di grande attrattiva per le scienze naturali.


Fig. 2. S. Breislak : Saggio sulla solfatara di Pozzuoli

Le Università di Padova e Pavia, con Antonio Vallisnieri (1661-1730) e Giovanni Scopoli (1727-1788) costituirono delle importanti raccolte e Lazzaro Spallanzani (1729-1799) costituì il Museo di Mineralogia dell'Università di Pavia. Spallanzani era uno studioso di Vulcanologia, con particolare riferimento al Vesuvio, e la sua attività fu proseguita da Scipione Breislak (1748-1826),che studiò Scienze Naturali a Roma (fig. 2) sotto la guida di Giovanni Fortis e Pietro Petrini. Quest'ultimo, che s’identifica certamente con Gianvincenzo Petrini, Rettore del prestigioso Collegio Nazareno di Roma, fu autore di un vero e proprio catalogo ragionato, delle proprietà chimico-fisiche dei minerali, basato sui campioni presenti appunto nelle collezioni del museo naturalistico del Nazareno (1791) (fig. 3).

Altri studiosi e collezionisti di minerali italiani del periodo (XVIII Secolo) contribuirono a costituire importanti e specifiche collezioni, in particolare dell'area vesuviana ( es. TeodoroMonticelli 1759-1846), confluitedopo varie vicissitudini in diversi Musei italiani (Milano, Napoli, Venezia, Siena) ed esteri (Parigi, Londra). Il fervore che la ricerca scientifica suscitava tra le menti illuminate dell’epoca, particolarmente inEuropa, scatenava tra gli addetti ai lavori una sorta di gara ed era un punto d'onore descrivere ed illustrare l'oggetto delle proprie ricerche e ritrovamenti di specie mineralogiche sempre nuove; ciò determinava un continuo scambio d’informazioni con l’ambiente scientifico e quindi con i colleghi aumentando così il proprio prestigio e diffondendo queste scoperte verso un pubblicosempre più vasto, ancorché ancora limitato per censo e per cultura. Questo approccio descrittivo della Scienza, in particolare delle Scienze Naturali, contribuì tuttavia a sensibilizzare una parte della società dell'epoca verso gli aspetti più spettacolari dei fenomeni naturali, al punto di stimolare il desiderio di costituire un personale patrimonio naturalistico nell'ottica della "wunderkammer" dei secoli precedenti.


Fig. 3. G. Petrini : Gabinetto Mineralogico del Collegio Nazareno

Consapevoli delle grosse possibilità di guadagno, che quest’interesse poteva offrire, alcuni mercanti intraprendenti presero a percorrere i siti minerari per accaparrarsi i campioni migliori per poi esporli in vere e proprie mostre corredate di cataloghi e descrizioni. In questa fase non deve essere minimizzato il debito di gratitudine dei Musei nei confronti di queste persone che, per passione o per lucro, hanno impedito che campioni di rara bellezza finissero frantumati dalle "molazze" delle miniere.

In questo contesto, nel maggio del 1812, a Londra, presso Mr. Christie, si teneva la prima vera e propria asta pubblica di minerali, mentre nel 1826 John Thomas vendeva all'incanto una parte dell'allora prestigiosa collezione di H. Heuland.

Quindi in definitiva, a partire dall'inizio del diciannovesimo secolo, la mineralogia divenne oggetto di nuova e più diffusa attenzione anche da parte di persone non strettamente legate al solo studio od interesse professionale di questa disciplina.

Inoltre, il possesso di campioni mineralogici, specie se d’intrinseco valore estetico o di rarità, poteva rappresentare, insieme alle collezioni di gemme grezze o tagliate, di fossili o comunque di reperti naturali "esotici", i cosiddetti "memorabilia",un segno di distinzione e di gran prestigio che qualificava automaticamente il livello sociale del possessore dato anche l’impegno finanziario, non certo trascurabile, che richiedeva. Questa moda fu particolarmente seguita dal nuovo ceto borghese affermatosi con la rivoluzione francese. Certe prerogative, quali la cultura, non erano quindi piùappannaggio esclusivo della nobiltà e del clero ma si estendevano alle nuove classi emergenti. Con l'aumento, diremo oggi di questo "bacino di utenza", s’innescava, in pratica, un rapporto tra domanda e offerta come mai era esistito in precedenza fra studiosi possessori delle più belle collezioni ed appassionati disposti ad acquistarne i campioni.

Oltre ai collezionisti “puri”, anche molti artisti, a loro volta collezionisti di minerali, hanno avuto il merito di diffondere e divulgare la mineralogia. Tra questi ricordiamo James Sowerby, autore di centinaia di stampe di minerali pubblicate nel corso del diciottesimo secolo, e il suo grande amico Wilson Lowry, pioniere delle incisioni su lastra d’acciaio, al quale Sowerby era solito prestare i suoi campioni migliori per la loro riproduzione nel trattato “British Mineralogy”; Lowry sposò Rebecca Delvalle, a sua volta appassionata collezionista di minerali, insieme con la quale costituì una famosa collezione. Anche la loro figlia, fu a sua volta autrice di numerosi testi divulgativi sulla mineralogia, tra questi ricordiamo “Conversation on mineralogy” (1822).

 
 




Bibliografia essenziale

Wendel W, (1994), The history of mineral collecting, The Min. Record, v.25, n.6.

Bancroft P., (1973), The world finest mineral & crystal, The Viking Press Inc. New York.

Hofmann F., (1981), Rare and beautiful minerals, Exeter Books, New York.

Desautel P.E., (1968), The mineral Kingdom, Madison Square Press.

Petrini G., (1791), Gabinetto Mineralogico del Collegio Nazareno, Tomo I & II Lazzarini, Roma.

 
 
 
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