foto Piero Damarco Gruppo Mineralogico e
Paleontologico C.A.I.-U.G.E.T.
Torino
La Val d'Ala è famosa nel mondo da oltre un secolo per i magnifici campioni di granato "hessonite", che fanno bella mostra di sé in tutte le maggiori collezioni mineralogiche museali, e che provenivano principalmente dai giacimenti che si affacciano sul Pian della Mussa, dalle Curbassere e dalla Borne de Brous (Repossi, 1919; de Michele, 1974; Gramaccioli, 1975, 1979). Nella Valle è stato però individuato un gran numero di vene di rodingite, che nel tempo hanno fornito una gran quantità di campioni, con una vastissima gamma di tonalità di colore.
Alcune vene sono state individuate a Testa Paian, cima che si eleva a 1856 m s.l.m. all'inizio della Val d'Ala, sulla destra orografica, e delimita il territorio di tre comuni: Ala di Stura, Ceres e Mezzenile. Questa parte della valle è costituita da prasiniti, ma in prossimità della cima si ha un piccolo affioramento di serpentine, con vene di rodingite.
Il giacimento era stato segnalato da Brizio et al. (1984), che avevano individuato due vene di rodingite: una prima [A], poco sotto la vetta in direzione della Combanera e del Ponte delle Scale, con granati simili all'aspetto a quelli famosi di Testa Ciarva, al Pian della Mussa, accompagnati da diopside in cristalli aciculari verdolini; ed una seconda [B], più ad Est, circa cento metri sotto la vetta, con granati rossi, rombododecaedrici. Era inoltre citato, in corrispondenza della verticale della vetta, un altro giacimento con magnetite in cristalli rombododecaedrici e titanite gialla in cristallini di 3-4 mm immersi nella clorite.
Successivamente sono state individuate e lavorate dai cercatori altre vene di rodingite, che hanno dato, specie sul finire degli anni '90, qualche pregevole campione di granato.
Va segnalato che l'accesso al giacimento è tutt'altro che agevole, in quanto i versanti occidentale e settentrionale del monte, in cui affiorano le vene di rodingite, sono molto scoscesi ed esposti, privi di sentieri e coperti da una fitta vegetazione.
Recentemente, una serie di sopralluoghi al giacimento, nell'ambito di un progetto di descrizione ed aggiornamento dei giacimenti mineralogici delle Valli di Susa e di Lanzo, ha permesso ad uno degli autori (M.C.) di individuare una nuova vena di rodingite [C], sita ad oriente di quelle precedentemente lavorate, che si è mostrata particolarmente ricca di solfuri; poiché la presenza di solfuri associati ai granati nelle rodingiti, segnalata sporadicamente in passato, è da ritenersi eccezionale per la Val d'Ala (Repossi, 1919; Maletto et al., 1976; Brizio et al., 1984), si è ritenuto opportuno descrivere in dettaglio ilritrovamento nella presente nota, in cui si farà anche cenno ai ritrovamenti recenti nelle altre vene di rodingite.
Il giacimento
Il giacimento può essere raggiunto dalla frazione Almesio di Ceres, risalendo per lastrada sterrata che porta prima a Deserto e quindi all'Alpe del Conte, costeggiando la Testa Paian; un sentiero raggiunge la cima del monte, inerpicandosi lungo la linea di massima pendenza, e quindi si deve ridiscendere sul versante rivolto verso la Stura. In alterativa si può risalire da Mezzenile, lungo la strada sterrata che porta all'Alpe del Conte congiungendosi alla precedente; all'Alpe Belvedere si può abbandonare la strada e inerpicarsi lungo il sentiero 205 che passando per la Testa della Cialma conduce direttamente all'Alpe del Conte. Poiché le strade sterrate sono consortili e sbarrate, la salita richiede alcune ore di marcia. L'itinerario e l'ubicazione approssimativa delle vene sono indicati nella cartina (fig. 1); il giacimento si trova principalmente nel territorio del comune di Ala di Stura, e in parte sul confine con quello di Ceres.
Fig. 1. Cartina topografica della bassa Val d'Ala e (nel riquadro) dettaglio della zona di Testa
La vena rodingitica in oggetto, della potenza di un paio di metri, è costituita principalmente da granati, con abbondante titanite, ed è sita poco sotto la cima, sul versante settentrionale; talora è compatta, ma spesso assume un aspetto scoriaceo e in alcune zone è evidente l'alterazione dovuta agli agenti meteorici. Le litoclasi con cristallizzazioni sono piuttosto rare; la parte inferiore della vena è quella che è risultata più ricca di titanite e solfuri. I campioni descritti sono stati raccolti nel corso di diverse escursioni condotte nel 1999.
I minerali
Le analisi diffrattometriche sono state condotte utilizzando un diffrattometro per polveri tipo Bragg-Brentano Philips PW1710, con anticatodo di rame e monocromatore di grafite. Nel caso degli spettri utilizzati per la determinazione dei parametri di cella, sono state effettuate delle scansioni lente (step 2q = 0.020°, 10 s per step con acquisizione continua), al fine di ottenere un elevato rapporto segnale/rumore. I parametri di cella sono stati calcolati usando il pacchetto di programmi "XRD123" realizzati al Politecnico di Torino dal Prof. Mazza (1996).
Le analisi chimiche sono state effettuate mediante la tecnica Energy Dispersion Spectroscopy (EDS), senza standard ma adottando la correzione ZAF, utilizzando un microscopio elettronico a scansione Philips 515 equipaggiato con EDAX PV 9900; sono pertanto solo semiquantitative.
Clinocloro - La clorite che accompagna i granati si presenta nei consueti pacchetti di cristalli lamellari verdi; osservata anche in lamine centimetriche, con contorni però non ben definiti, associata a granati rosso mattone. L'analisi ha confermato trattarsi di clinocloro, con composizione prossima al termine puro: il rapporto atomico Fe/(Fe +Mg) è infatti risultato molto inferiore a 0,1 (fig. 2a).
Fig. 2. Spettro EDS della clorite (a) e del granato (b) di Testa Paian.
Epidoto - E' estremamente raro nella vena descritta; ne sono stati osservati pochi cristallini, spesso malformati, verde chiaro, associati ai granati. L'epidoto non era stato segnalato in precedenza, ma è molto raro in tutte le vene della zona; qualche campione, in gruppi di cristalli millimetrici molto modesti, è stato rinvenuto in particolare nella potente vena di granati che si trova a poca distanza ad Ovest del giacimento descritto, alla stessa quota (F. Marchiaro, comun. personale).
Fig. 3. Andradite color rosso mattone, drusa di cristalli rombododecaedrici di 3 mm, con clinocloro, Testa Paian; coll. A. Barresi.
Granato andraditico - E' il minerale più abbondante, rinvenuto in cristalli fino a 5 mm, con facce normalmente lucenti. Macroscopicamente il colore varia dall'arancio al rosso scuro; i cristalli più piccoli sono spesso trasparenti, quelli di dimensioni maggiori traslucidi od opachi, ma con facce sempre lucenti. In realtà i cristalli piccoli e i frammenti trasparenti osservati al microscopio sono sempre di colore arancio o rosso arancio, mentre i cristalli di dimensione maggiore, non trasparenti, appaiono talvolta di colore rosso scuro, sia per contrasto con la clorite, sia per inclusioni di magnetite. Spesso si osservano druse ricoperte da cristalli che presentano numerose ghiacciature interne, il che conferisce ai cristalli macroscopicamente un colore giallo ocraceo o rosso mattone (fig. 3); sono stati anche osservati dei cristalli di questo tipo cavi internamente. I cristalli sono sempre molto semplici, e normalmente è presente solo il rombododecaedro, specie in quelli di dimensioni maggiori.
L'icositetraedro è talvolta presente, generalmente con facce poco sviluppate; è più frequente nei cristalli piccoli, di colore aranciato ed in questo caso le facce dei cristalli, seppur lucenti, spesso non sono lisce.
I campioni migliori rinvenuti in questa vena sono costituiti da gruppi di cristalli isolati, rombododecaedrici, rosso scuro, adagiati su un letto di clorite. E' curioso osservare che nella vena adiacente, che ha fornito bei campioni di granato rosso scuro, i cristalli presentano normalmente la combinazione di rombododecaedro e icositetraedro ugualmente sviluppati; in associazione con i rari cristalli di epidoto sono stati anche osservati minuscoli cristalli di granato color carnicino con le sole facce (fortemente striate) dell'icositetraedro.
All'analisi è risultato essere un granato di Ca, Fe e Al, contenente solo tracce di manganese; il titanio è presente in tenori apprezzabili, stimabili dell'ordine di 0,1 atomi per unità formula (fig. 2b). L'analisi EDS condotta su diversi campioni, con morfologia e colore differenti ha mostrato che si tratta in tutti i casi di un granato delle serie andradite-grossularia, con il termine andraditico sempre nettamente prevalente; in base ai dati chimici ed ai valori dei parametri di cella calcolati, che risultano fra loro in buon accordo, si è potuto stabilire che il termine andraditico varia generalmente dal 70% al 75%, ed il valore più elevato si ha nel caso dei granati con fratture interne.
Fig. 4. Diffrattogramma a raggi X su polveri del granato rosso arancio di Testa Paian
Tabella 1 - Distanze interplanari e intensità dei riflessi dell'andradite di Testa Paian
rosso scuro
arancio con
fratture interne
hkl
d, Å
int
d, Å
int
220
4,243
68
4,244
78
321
3,208
4
3,219
1
400
3,000
770
3,001
494
420
2,684
1000
2,684
1000
332
2,558
79
2,559
87
422
2,449
523
2,450
441
431
2,352
185
2,352
151
521
2,190
165
2,173
135
440
2,121
3
2,063
2
611
1,946
239
1,947
251
620
1,897
85
1,898
85
444
1,732
93
1,733
125
543
1,697
6
1,697
8
640
1,664
247
1,664
235
633
1,635
12
1,635
17
642
1,603
641
1,604
600
732
1,523
8
1,524
2
800
1,500
202
1,500
102
741
1,477
13
1,477
14
822
1,414
13
1,395
3
743
1,395
4
1,394
3
752
1,358
3
1,358
3
840
1,341
158
1,342
105
842
1,309
125
1,309
44
761
1,294
4
1,294
2
664
1,279
37
1,279
26
In fig. 4 è mostrato uno degli spettri di polvere ottenuti, mentre in Tabella 1 sono riportate le distanze interplanari misurate in corrispondenza dei limiti composizionali; le corrispondenti dimensioni della cella, con le relative incertezze, sono riportate in Tabella 2.
Tabella 2 - Parametri di cella dell'andradite di Testa Paian
descrizione
a, Å
xx rombododecaedrici isolati rosso scuro su clorite
11,993 ± 0,002
druse di xx rosso arancio
11,994 ± 0,002
druse di xx arancio con fratture interne e talora cavi ("color mattone")
12,003 ± 0,002
Magnetite - In cristalli ottaedrici di alcuni millimetri di spigolo, associata a titanite.
Titanite - In alcune porzioni della vena era molto abbondante, soprattutto associata a magnetite ed alle pseudomorfosi su pirite, e sui singoli campioni si potevano contare decine di piccoli cristalli lenticolari. Il colore varia dall'incolore al giallo verde, ma la maggior parte dei cristalli è di colore bianco avorio; i cristalli presentano spesso la classica geminazione a cuneo, sono talvolta trasparenti, ma spesso mostrano numerose ghiacciature interne. I cristalli più grossi osservati raggiungono il centimetro, ma normalmente sono di 2-4 mm.
Pseudomorfosi - Nella parte inferiore della vena, sui campioni erano presenti con una certa frequenza cristalli spesso mal formati e masserelle tondeggianti lucenti, bruno scuro; i cristalli di dimensioni maggiori, fino a 15-20 mm, erano decisamente rari, ma quelli più piccoli erano abbastanza comuni. L'esame diffrattometrico (fig. 5) ha evidenziato che il campione ha un grado di cristallinità piuttosto modesto, e che si tratta di una pseudomorfosi di goethite e lepidocrocite su pirite, di cui sono ancora presenti alcuni relitti.
Fig. 5. Diffrattogramma a raggi X su polveri delle pseudomorfosi di Testa Paian. Per confronto sono riportati le posizioni dei picchi principali di:
o lepidocrocite (scheda JCPDS 44-1415) p goethite (scheda JCPDS 81-0464) + pirite (scheda JCPDS 42-1340)
Fig. 6. Pseudomorfosi su cristallo di pirite pentagonododecaedrico di 10 mm; con andradite e titanite gialla; Testa Paian; coll. A. Barresi.
La presenza di cristalli di pirite è molto inusuale per le rodingitialpine, e come detto è eccezionalmente rara nelle vene della Val d'Ala. Sono stati osservati sia cristalli ottaedrici, sia pentagonododecaedrici: in alcuni casi queste forme sono ancora abbastanza evidenti nei cristalli pseudomorfosati, sebbene la forma esterna dei cristalli sia stata conservata in modo approssimativo, con spigoli e vertici vistosamente smussati e arrotondati (fig. 6-7); in uno dei campioni raccolti si nota che la pseudomorfosi ha riempito solo parzialmente lo spazio originariamente occupato dal cristallo di pirite.
Fig. 7. Pseudomorfosi su pirite ottaedrica; Testa Paian; coll. P. Ambrino.
Ringraziamenti - Si ringrazia la Dr. Silvia Bodoardo per il contributo al calcolo dei parametri di cella dell'andradite e il Sig. Fedele Marchiaro per le informazioni sul giacimento ed i campioni forniti.
BIBLIOGRAFIA
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