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Mineralogia delle Valli di Lanzo (Piemonte)
HÖRNESITE, LOLLINGITE, BOULANGERITE E BOURNONITE IN UN FILONE IDROTERMALE DELL'ALTA VAL D'ALA (TO)
di
Antonello A. Barresi,
Mario Caiolo,
Pierluigi Ambrino,
Paolo Orlandi
 

Questa breve nota si propone di segnalare un nuovo ritrovamento italiano, in una differente giacitura, del raro arseniato hörnesite e d'alcuni solfosali che l'accompagnano, che rappresentano una novità per la mineralogia delle Valli di Lanzo.

La hörnesite è un arseniato idrato di magnesio, che in Italia, per quanto noto agli autori, era finora stato rinvenuto e descritto solo in associazione con idromagnesite, fluorite e fluoborite nei proietti carbonatici inclusi nel tufo di Fiano, in provincia di Salerno.

Il nuovo ritrovamento è stato effettuato invece dagli autori (A.B., M.C. e P.A.) nelle geodi di un filone idrotermale a ganga carbonatica alle falde del Beccas d'Arnas, nel versante meridionale dell'alta Val d'Ala.

Il Vallone del Rio Arnas

La località si raggiunge dal Pian della Mussa, nel comune di Balme, noto per essere la località tipo del diopside e famoso per gli splendidi campioni di granato grossularia e diopside dei giacimenti del

Roch Neir e della Testa Ciarva. Si tratta però di un giacimento difficilmente accessibile, e visitabile per pochi mesi l’anno, perché ingombro di neve fino a stagione avanzata. Attraversata la Stura, si prosegue in direzione Sud costeggiando il Rio Arnas, fino a raggiungere e risalire il Vallone del Rio Arnas che si apre in direzione Sud-Ovest. L' escursione è tutt'altro che agevole, non solo per la quota e il sentiero aspro e difficoltoso, ma anche per il costante rischio di caduta massi; sono, infatti, ancora ben visibili i segni di un'enorme frana che si è distaccata dalla testata del vallone.

Mentre i giacimenti del Canale d'Arnas, ubicati lungo il sentiero che dal Rifugio Gastaldi porta al Collarin d'Arnas, sono noti da molto tempo (Maletto et al., 1976), il Vallone del Rio Arnas non è stato mai descritto nella letteratura mineralogica. Sono apparse unicamente una scarna citazione a proposito delle località di ritrovamento dell'anatasio (Valverde, 1998) e la segnalazione preliminare dell'identificazione di alcune specie nell'annuario del C.A.I.-U.G.E.T (Barresi, 2000). Le mineralizzazioni presenti nella parte bassa del vallone sono però note ai collezionisti locali e sono ormai praticamente esaurite. Il Vallone è, infatti, molto interessante mineralogicamente e presenta una notevole varietà di mineralizzazioni che si incontrano a quote diverse. Si darà qui solamente un rapido cenno delle diverse giaciture, limitandosi ad elencare i minerali finora sicuramente identificati dagli autori (mediante analisi EDS semiquantitative); lo studio della mineralogia di questo vallone è tuttora in corso e sarà oggetto di un lavoro successivo.

Risalendo il vallone si incontrano in successione:

- vene di quarzo negli gneiss; nelle fessure sono stati rinvenuti adularia, quarzo, pirite, anatasio,    brookite,  aeschynite-(Y), xenotime-(Y).

- vene albitiche nelle prasiniti, con prehnite e cristallini di albite e clinozoisite.

- una mineralizzazione a silicati di Mn, con braunite e rodonite massive e bei cristalli di un granato   in cui prevale il termine spessartitico.

- il filone idrotermale a ganga carbonatica mineralizzato ad arseniuri, oggetto di questa nota.

Il filone idrotermale

Il filone suborizzontale, localizzato da uno degli autori (M.C.), ha potenza decimetrica, e si può osservare per alcuni metri al di sopra di una stretta cengia a strapiombo sul vallone. La ganga è carbonatica, costituita da un termine intermedio fra la dolomite e la ankerite; le analisi hanno mostrato che la composizione è molto prossima al 50%, e nei diversi campioni si passa da ankeriti magnesifere a dolomiti ferrifere. La vena è impregnata di cristallini millimetrici e submillimetrici di lollingite, mentre non sono stati osservati arseniuri di nichel e cobalto. Sporadici blocchi carbonatici, in genere di colore scuro per l'alterazione, contenenti lollingite e solfosali, sono stati rinvenuti anche nella discarica naturale formatasi nel vallone ai piedi della parete; provengono presumibilmente da altre vene analoghe a quella descritta.

Questo filone è presumibilmente parte delle importanti manifestazioni idrotermali tardo-alpine nelle ofioliti delle Alpi Occidentali e collegato alle mineralizzazioni a Ni-Co-As presenti in Val Susa e Val di Viù. Queste sono state anche coltivate in passato rispettivamente nei giacimenti del Cruino e di Punta Corna e Bessanetto. Queste mineralizzazioni di tipo idrotermale filoniano sono state studiate dettagliatamente nel periodo dell'autarchia soprattutto da Fenoglio (1928; 1941). La potenza dei filoni è molto variabile, come pure la lunghezza degli stessi; se le mineralizzazioni ad arseniuri e solfosali sono concentrate in zone delimitate, i filoni a siderite in Val di Viù, coltivati per il ferro, si prolungano anche per due chilometri.

La zona interessata è molto vasta, e in Val di Viù si estende da dietro la Torre d'Ovarda fino in prossimità del Colle Altare (Clerico, 1995); in Val d'Ala sono presenti solo modeste manifestazioni, alla Sarda, al Canalone Rosso, a Punta Virginia e Punta Lucellina, ma campioni contenenti arseniati di alterazione (scorodite e farmacosiderite) furono raccolti da Maletto (1979) in prossimità del Gias Bellacomba, dietro il Lago della Rossa. Quella segnalata in questa nota è dunque la più settentrionale delle manifestazioni finora osservate; si differenzia alquanto dalle precedenti, nelle quali la ganga è carbonatico-quarzosa, a prevalente siderite, in quanto in questo caso, come detto, è costituita da dolomite-ankerite e non è presente quarzo.

I minerali

I minerali descritti sono stati identificati per mezzo di analisi chimiche semiquantitative mediante la tecnica Energy Dispersion Spectroscopy (EDS), utilizzando un microscopio elettronico a scansione Philips 515 equipaggiato con EDAX PV 9900, nel laboratorio di microscopia elettronica del Politecnico di Torino. Boulangerite e hörnesite sono stati confermati mediante diffrattometria di polveri ai raggi X con camera di Gandolfi presso l'Università di Pisa.

Fig. 1. Geode di 5 cm circa, tappezzata da cristalli di dolomite-ankerite incrostati da microsferule di hörnesite, con lollingite; Beccas d'Arnas - (coll. M. Caiolo, foto A. Delmastro).

Ankerite-dolomite. E' il minerale più abbondante, costituendo la ganga del filone; le geodi dellamatrice sono tappezzate da cristalli romboedrici selliformi, di colorevariabile dal bianco candido, al crema, al bruno scuro, in dipendenza del grado di alterazione.

Raramente i cristalli sono incrostati dai ciuffi di hörnesite (fig. 1), da lollingite o da pirite; frequente è invece l'associazione con aragonite aciculare e calcite, anche in bei cristalli.

Hörnesite. E' il minerale più interessante, ma piuttosto raro. Idealmente Mg3(AsO4)2·8H2O, ma l'analisi chimica ha rilevato che contiene ferro anche se in quantità decisamente subordinata rispetto al magnesio. Si rinviene sempre in minute sferule submillimetriche raggiate di cristalli lamellari, bianchi; quando presente, è abbondante e ricopre i cristalli di carbonato (fig. 1-3). Nonostante le ridotte dimensioni, si nota anche ad occhio nudo, specialmente se i cristalli di dolomite-ankerite hanno assunto una lieve colorazione bruna. Può essere confusa ad un esame superficiale con l'aragonite, molto più frequente, quando questa forma minute sferule di cristalli aciculari raggiati.

Fig. 2. Immagine SEM di una sferula raggiata di cristalli di hörnesite, impiantata sui romboedri di carbonato; Beccas d'Arnas - (coll. A. Barresi, foto M. Raimondo e A. Barresi).

Fig. 3. Dettaglio dell'immagine precedente, mostrante la morfologia dei cristalli lamellari di hörnesite.

 






 

 

 

 

 

 

 

Lollingite. E' abbondante, sia nella vena in posto ,sia nei blocchi rinvenuti in discarica, ma non fornisce campioni particolarmente pregevoli. Raramente è presente in cristallini millimetrici impiantati sui cristalli di dolomite, nelle geodi e nelle fessure della matrice. Viceversa può essere evidenziata in aggregati feltrati anche di notevoli dimensioni dissolvendo la matrice carbonatica (fig. 4). L'analisi chimica ha mostrato che si tratta del termine di ferro praticamente puro.

Fig. 4. Immagine SEM di un gruppo di cristalli di lollingite; Beccas d'Arnas (massi franati nel vallone) - (coll. P. Ambrino, foto M. Raimondo e A. Barresi).


Bournonite
. E' estremamente rara, e finora è stata rinvenuta solo in blocchi della discarica. Eccezionalmente si presenta in cristalli fino a 5 mm, nella classica Bournonite. E' estremamente rara, e finora è stata rinvenuta solo in blocchi della discarica. Eccezionalmente si presenta in cristalli fino a 5 mm, nella classica geminazione a ingranaggio, impiantati sulla matrice carbonatica; generalmente in tozzi cristalli malformati, parzialmente o totalmente inclusi nella matrice (fig. 5).

Fig. 5. Eccezionale (e unico) cristallo di bournonite di 5 mm di lato, geminato ad ingranaggio e incrostato di minerali secondari di rame; Beccas d'Arnas (massi franati nel vallone) - (coll. M. Caiolo, foto P. Damarco).

Boulangerite. Molto rara, ne è stato effettuato un unico ritrovamento su un blocco rinvenuto nella discarica. Si presenta in intrecci feltrati di esilissimi cristalli lunghi fino a 6 mm, impiantati sui cristalli di dolomite-ankerite. L'analisi chimica ha evidenziato la presenza dei soli cationi Pb e Sb, e l'identificazione è stata confermata dai dati diffrattometrici.

 

Nota. Un campione di hörnesite e boulangerite è conservato presso il Museo della Certosa di Pisa a Calci.

Ringraziamenti. Si ringraziano Piero Damarco e Alessandro Delmastro per le foto dei campioni, e Mauro Raimondo per l'assistenza al microscopio a scansione.

 
 



BIBLIOGRAFIA

BARRESI A. (2000), Lungo la via del cobalto. Alla riscoperta delle antiche attività minerarie nelle Valli di Lanzo. Liberi Cieli 2000 [Annuario del CAI-UGET di Torino], p. 44-46.

CLERICO F. (1995), Petrografia della zona piemontese e delle manifestazioni idrotermali filoniane tardo alpine lungo il versante sinistro della Valle di Viù (Alpi Occidentali). Tesi di Laurea (inedita), Università di Torino.

FENOGLIO M. (1928), Sui giacimenti di cobalto dell'alta Valle di Lanzo. Atti Soc. It. Sc. Nat. e Museo Civ. St. Nat. Milano, 67, 182-192.

FENOGLIO M. (1941), I giacimenti di nichelio e cobalto delle ofioliti mesozoiche delle Alpi Piemontesi. Rend. R. Accad. Italia, serie 7, vol. 2, p. 216-221.

MALETTO G: (1979), I filoni di cobalto e nichelio dell'alta Val d'Ala. Notiziario Mineral. Paleont. (Rimini), Nr. 20, p. 5-10.

MALETTO G., MEDA F., PELIZZONE G. (1976), I minerali della Val d'Ala, IV Edizione. Circolo Mineralogico Torinese, Torino.

VALVERDE P. (1998), Special Anatase. Le Cahier des Micromonteurs, Numero special 3/1998. A.F.M.

 
 
 
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