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| Il Maestro dimenticato
Improvvisamente all'età di 67 anni moriva a Roma, il giorno 8 novembre del 1942 il Prof. Federico Millosevich.
Si chiudeva così una vita dedicata unicamente allo studio delle scienze mineralogiche di tutta Italia e quindi anche della mineralogia romana. Era stato diretto allievo del Prof. Giovanni Strüver.
L'Università di Roma, allora ancora ubicata presso la Chiesa di S. Ivo alla Sapienza, a lato di Palazzo Madama in Via della Sapienza ora Corso Rinascimento, costituiva un centro di alta attività culturale sebbene gli ambienti fossero molto ristretti.
Infatti oltre alle aule per le lezioni, esistevano laboratori e le importanti raccolte e collezioni naturalistiche, fra cui quelle di mineralogia e petrografia, erano collocate in tre sale al secondo piano.
Non era infrequente che i docenti, fra cui Millosevich, organizzassero escursioni didattiche nei dintorni di Roma, ora facenti anche parte integrante della città, per incontrare direttamente sul terreno i minerali e le rocce già esposti nelle lezioni.
Le lezioni – esercitazioni avevano come meta le cave di pozzolana, di tufo, di peperino, dei sanpietrini della Via Appia, di Albano, ma venivano pure visitate Bracciano, Tivoli, Castel Madama, Tolfa ecc.
Tutto ciò rendeva Millosevich, grande comunicatore e capace di infondere nei giovani allievi una grande passione per la Natura, un vero caposcuola.
D’altra parte questa sensibilità per le Scienze faceva parte, ora si direbbe del suo DNA, in quanto era figlio di Elia Millosevich celebre astronomo e meteorologo, già membro dell’Accademia dei Lincei.
Millosevich era nato a Venezia e la sua famiglia era originaria della Dalmazia. Gli studi universitari li aveva svolti a Roma, ove nel 1896 si era laureato con il massimo della lode in Scienze Naturali. A Roma rimarrà, con qualche assenza, per quasi cinquanta anni.
Divenne subito collaboratore ed assistente del suo Maestro, lo Strüver, pur conservando e maturando sempre più una spiccata personalità.
Subito dopo la laurea, insegnò Mineralogia agli allievi farmacisti e nel 1902 prese la libera docenza, insegnando ancora a Roma agli studenti di Scienze. Nell'anno successivo (1903) era docente presso l'Università di Catania per poi, nel 1906, essere nominato Professore titolare di Mineralogia all’Università di Sassari. Dopo due anni (1908) venne chiamato a Firenze presso l'Istituto di Studi Superiori ove rimase fino all’1 Novembre 1913 quando subentrò alla cattedra di Strüver come Professore ordinario di Mineralogia ed alla direzione dell’Istituto. Alla morte del suo Maestro, l'Università di Roma, senza esitazione, gli affidò anche la Direzione del Museo di Mineralogia.
Al termine della I guerra mondiale, durante la quale aveva dato preziosi consigli per il reperimento di materie prime minerali, si fece ampiamente conoscere anche negli ambienti non accademici.
In pratica divenne un punto di riferimento per tutti i problemi della ricerca scientifica italiana. I suoi pareri venivano sempre più spesso richiesti e seguiti.
Il decentramento dell’Ateneo romano, progettato già nel 1907, trovò in Millosevich uno dei più ferventi, efficaci ed accesi sostenitori, capace di lottare in modo appassionato per ottenere quanto riteneva non più dilazionabile nel confronto con la cultura internazionale. La passione, messa in questo programma, fu ampiamente riconosciuta ed il 16 novembre 1927, divenne Rettore dell’Università per il triennio 1927 – 1930.
Ottenne la totale fiducia del governo di quegli anni e con i pieni poteri accelerò la realizzazione della Città Universitaria, in un quadro moderno ed anche molto ardito, con i progetti di famosi architetti.
La Città Universitaria verrà inaugurata il 26 ottobre 1935.
L’Istituto di Mineralogia otteneva così una degna collocazione e si potevano finalmente esporre le preziose collezioni di minerali, rocce, marmi e soprattutto meteoriti (Collezione Riccioli, Spada, Raccolta Strüver).
Inoltre, nei suoi ventisette anni di attività nell'Istituto di Mineralogia, realizzava una biblioteca fra le più fornite con veramente imponente raccolta di opuscoli e di materiale bibliografico e, oltre a moderni ed attrezzati laboratori di chimica, otteneva per il suo Istituto, primo in Italia, una apparecchiatura di diffrazione ai RX, per lo studio della cristallografia strutturale.
Era il raggiungimento di una meta per cui aveva a lungo lottato.
Nel 1930 aveva fondato la prima rivista scientifica di mineralogia, il "Periodico di Mineralogia" che per molto tempo sarà l'unica stampa italiana nel campo degli studi di mineralogia, cristallografia, petrografia e geochimica e che permetterà a giovani studiosi di farsi apprezzare e conoscere anche oltre Italia.
La sua linea scientifica è stata molto chiara ed è testimoniata da oltre un centinaio di pubblicazioni.
Dagli studi sulla cristallografia morfologica passò gradualmente ai metodi di determinazione ottica e chimica dei minerali con chiari riferimenti agli ambienti genetici magmatici.
La sua mineralogia era sempre collegata ad aspetti prettamente teorici, non trascurando però gli sviluppi applicativi e coinvolgendo ed entusiasmando allievi e giovani colleghi. L'atmosfera attorno alla sua persona era sempre molto gradita e piena di umanità. Il suo ingresso in Istituto rappresentava, per tutti, l'arrivo di un vero amico!
Faranno parte di questo gruppo alcuni futuri prestigiosi Maestri della Mineralogia, della Petrografia, della Geochimica come Ettore Onorato, Antonio Scherillo, Mario Fornaseri, Ugo Panichi e molti altri.
Nel 1938, si avvicinò sempre più alle problematiche geo-petrografiche ove si intravedevano intuizioni che verranno comprese solamente dopo 50-60 anni in rapporto con le teorie della "tettonica a placche".
Per sua specifica scelta passò alla cattedra di Petrografia, aprendo ufficialmente l'insegnamento di questa disciplina in Italia e lasciando ad un suo allievo, Ettore Onorato, l'insegnamento della Mineralogia nell'Università di Roma.
E' stato socio onorario di numerosissime Accademie nazionali ed estere, e di Società scientifiche internazionali, ed orgogliosamente, nel 1928, era stato nominato Senatore del Regno ed Accademico del Lincei, oltre a Presidente di vari Enti.
Pochi giorni prima della sua scomparsa, in un Congresso della Società della Mineralogia a Pavia, prendeva la parola per incitare, fra l'altro, ancora i giovani a seguire con passione le loro ricerche nel campo delle Scienze della Terra.
Ora riposa al Cimitero del Verano, a meno di 1 km dal "suo" Istituto di Mineralogia che tanto aveva amato.
In suo onore gli venne dedicato, dal suo allievo Panichi, un nuovo minerale, la millosevichite, (Al,Fe+3)2(SO4)3, trovata nelle fumarole dell'isola di Vulcano. |
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Federico Millosevich [Venezia, 10 Gennaio 1875 -Roma, 8 Novembre 1942].
Inaugurazione della "Citta Universitaria" - L'ingresso dell'Istituto di Mineralogia era posto allora alla sinistra dell'edificio (foto archivio Alinari).
Aula Magna della "Citta Universitaria" durante la fase dei discorsi ufficiali (foto archivio Alinari).
Il Prof. Federico Millosevich nella campagna romana con un giovane allievo: Mario Fornaseri, il futuro caposcuola della Geochimica Italiana (foto dovuta alla cortesia del Prof. Mario Fornaseri).
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| Bibliografia Laziale di Federico Millosevich
(1901), Di alcuni giacimenti di Alunogeno in provincia di Roma. Boll. Soc. Geol. It., 20, 263 - 270, Roma.
(1901), Una nuova industria. L'allume della Leucite. Il Politecnico, 7 pp., Milano (in collaborazione con Alvisi V.).
(1904), Osservazioni mineralogiche sulle zone metamorfiche dei dintorni della Tolfa. Boll. Soc. Geol. It., 23, 277 - 292, Roma.
(1905), Rocce propilitiche nei dintorni della Tolfa. Boll. Soc. Geol. It., 24, 75 - 83, Roma.
(1913), Sulla cosidetta idrodolomite di Marino (Vulcano Laziale). Rend. R. Accad. Naz. dei Lincei, 22, 1 s., 642 - 647, Roma.
(1921), Studi su minerali del Lazio. La melilite degli inclusi nel peperino. Rend. R. Accad. Naz. dei Lincei, 30, 1 s., 80 - 84, Roma.
(1928), Le meteoriti del Museo Mineralogico dell'Università di Roma. 38 pp., Roma.
(1930) - Ematite nello sperone di Trevignano sul lago Vulcano Sabazio. Per. Miner., 1, 152 - 153, Roma.
(1930), Leucotefriti e leucofonoliti nel Vulcano Sabazio. Per. Miner., 1, 3 - 7, Roma.
(1933), Minerali e miniere del Lazio. Dal volume: Le Scienze fisiche e biologiche in Roma e nel Lazio a cura dell'Ist. Studi Romani, Roma.
(1939), L'Istituto di Mineralogia della R. Università di Roma. Quaderni di Studi Romani: Gli Ist. Scientifici in Roma, III, 13 pp., Roma.
(1941), I tufi pozzolanici della media valle dell'Aniene. Rend. Soc. Miner. It., 1, 69 - 74, Pavia.
(1942), I necks a pozzolana della media valle dell'Aniene. Per. Miner., 13, 255 - 276, Roma.
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BIBLIOGRAFA ESSENZIALE
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FORNASERI M. (inedito), La Mineralogia a Roma e nel Lazio dalle origini al 1940.
MARAS A., MOTTANA A. (1982), Il Museo di Mineralogia: passato, presente e prospettive future. Quaderno del Museo di Mineralogia N° 2, pp. 24, Roma.
MATTIAS P. et al. (1997), Il Museo Naturalistico Mineralogico del Collegio Nazareno. Il Cercapietre, Notiz. Gruppo Miner. Romano, vol. speciale in occasione della VII Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica, 15-22 Marzo 1997, pp. 45, Roma.
MILLOSEVICH F. (1939) L'Istituto di Mineralogia della R. Università di Roma. Quaderni di Studi Romani, Gli Ist. Scientifici in Roma, III, 13 pp., Roma.
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