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LE SANIDINITI DI BASSANO ROMANO
Distretto Vulcanico Sabatino

di
Livio Carloni
Edgardo Signoretti



| Introduzione

A ridosso dell’abitato di Bassano Romano, presso Sutri, esiste ancor oggi la possibilità di rinvenire, con relativa facilità, una quantità davvero apprezzabile di blocchi sanidinitici concentrati in una zona di ricerca morfologicamente molto varia anche se di modesta estensione.
Ogni qual volta, da soli o insieme, abbiamo scelto questa località come meta per una ricerca giornaliera, l’abbiamo fatto sempre con la consapevolezza di recarci in una zona dove il materiale, da osservare al lentino da 10x, non sarebbe mancato e con la segreta speranza che alla fine questa nostra perseveranza sarebbe stata appagata da qualche interessante ritrovamento.
Bassano, rispetto ad altre località dello stesso distretto Vulcanico Sabatino, non ha saputo fin qui offrire grosse soddisfazioni in termini di specie mineralogiche presenti; infatti, i blocchi termometamorfici, che hanno dato lustro mineralogico a numerose località vicine, quali Campagnano e Sacrofano, sono stati qui rinvenuti con rarità e, esauritosi l’unico livello osservato durante la costruzione di una casa (blocchi prevalentemente a forsterite), non si sono avute nel tempo segnalazioni d’interessanti nuovi ritrovamenti. Malgrado ciò siamo convinti che le sanidiniti di Bassano Romano, per la loro particolarità, abbiano ancora qualcosa da svelare.




| La zona di ricerca

Bassano Romano (o Bassano di Sutri come si chiamava in passato), conta ca. 3500 abitanti, il paese è posto sulle pendici settentrionali dei Monti Sabatini a m 350 s.l.m.; è attorniato da faggete, castagneti, noccioleti, oliveti e vigneti separati a volte da larghi pascoli per l’allevamento.
Si trova nella provincia di Viterbo ed è raggiungibile da Roma seguendo la Via Cassia fino all’altezza del bivio per Bassano-Oriolo Romano poco prima di Sutri e del km 50. Si volta a sinistra seguendo l’indicazione e, dopo aver percorso circa 4 km, ci si trova subito a ridosso dell’abitato (fig 1).
L’area di ricerca è a SW rispetto al paese; in particolare, da sopra le colline alle spalle di Bassano Romano (fig. 2) è più facilmente identificabile la posizione geografica del luogo poiché si riesce a vedere verso N il distretto vulcanico vicano, verso SE quello sabatino e, visibilità permettendo, il M.te Soratte verso NE. La maggior parte dei blocchi, proietti, che si rinvengono sul terreno derivano dall’azione di dilavamento e trasporto degli agenti atmosferici; infatti, i livelli a proietti affiorano raramente, intercalati alle colate piroclastiche, in alcuni tagli lungo piccoli avvallamenti (fig. 3).

Fig. 1 Zona di ricerca
Fig. 1. Cartina topografica della zona di ricerca.

Fig. 2. Bassano Romano
Fig. 2. Bassano Romano visto dalle colline circostanti.

Fig. 3. Bassano Romano
Fig. 3. Bassano Romano, "inclusi" nel taglio di una trada.




| Inquadramento geomorfologico

Le piroclastiti del Complesso Sabatino hanno interessato solo marginalmente la provincia di Viterbo. Questo distretto sviluppa la sua attività tra i 600.000 e i 370.000 anni fa con fenomeni molto intensi facenti capo ai crateri dell’area di Bracciano e di Baccano ed emissioni di grandi quantità di materiali vulcanici (Evernden e Curtis, 1965).
Parte del territorio è caratterizzata da una coltre di tufi stratificati contenenti prodotti di lancio con strati cineritici di colore biancastro, a volte litoidi, in cui sono presenti grossi frammenti lavici tefritici e trachitici e prodotti di lancio eterogenei attribuibili ai crateri del settore orientale dell’apparato (Bertini, 1971).
Almeno due fenomeni eruttivi, con particolare riferimento ai tufi di Fosso Rovigliola e ai tufi di Valle Nobile presso Bassano Romano, sono collocabili nel territorio prima che il Vulcano di Vico depositasse, con violente esplosioni, il complesso dei tufi stratificati varicolori (Mattias e Ventriglia, 1970). Lungo i confini tra il Distretto Vulcanico Vicano e quello Sabatino, in direzione di Oriolo Romano, sono visibili sedimenti calcareo-marnosi dei flysch tolfetani e colate piroclastiche di Tufo rosso a scorie nere (De Rita et al., 1993).




| I blocchi sanidinitici

Per le loro caratteristiche particolari, osservate in una larga raccolta di campioni effettuata sul territorio negli ultimi anni, c’è sembrato interessante tentare un confronto fra le nostre impressioni, le poche informazioni scientifiche rintracciate in bibliografia e la testimonianza di quanti come noi e prima di noi, con competenza e passione, hanno percorso questo particolare pezzo di campagna laziale.
Le sanidiniti rinvenibili su tutto il territorio di Bassano Romano sono talmente particolari da poter essere riconosciute con una semplice occhiata.
Esse appaiono molto variegate nell’aspetto sia per dimensione sia per colore; quasi tutte sono fragili alla rottura, perché poco coerenti, ma appaiono fresche ed inalterate, prive di vistose cristallizzazioni e con molte specie mineralogiche spesso intercluse nella massa. La dimensione dei blocchi va da dieci centimetri di diametro fino ad oltre un metro, il colore da giallino a grigio ferro attraverso una vasta gamma di grigi e bruni.
Le sanidiniti sono generalmente costituite da un fitto intreccio di cristalli di sanidino che possono raggiungere i 2 cm di spigolo. Non sono presenti quelle geodi così caratteristiche di alcune sanidiniti di Sacrofano, Campagnano e di altre località laziali, né i larghi interstizi tipici delle sanidiniti dei vicini complessi Cimino e Vicano. A volte una concentrazione straordinaria di cristallini submillimetrici di vari minerali negli interstizi, aggiunge alla tonalità della massa altre macchiette o striature, bianche, arancio, verdi, nere.
Lungo la superficie esterna di alcuni blocchi, sono stati osservati interstizi giganteschi (fino a tre centimetri di diametro) per lo più riempiti da materiali terrosi.
Alcuni blocchi sono particolarmente ricchi di mica e si sbriciolano con sollevare polveroso: questi sembrano essere gli unici blocchi sui quali è preferibile non perdere tempo, perché generalmente non contengono alcuna mineralizzazione interessante.




| I minerali

Cancriniti
Vengono riunite, sotto questo nome generico, le tre specie afghanite, davyna e liottite appartenenti al gruppo della cancrinite (Stoppani e Curti, 1982). La ragione di ciò è legata al fatto che queste specie sono difficilmente distinguibili fra loro senza specifiche analisi di laboratorio.
La presenza accertata di due tra le tre specie mineralogiche riconducibili allo stesso gruppo, afghanite e liottite, e la segnalazione della terza specie, la davyna, dovrebbe suggerire cautela nell’attribuzione di un esemplare ad uno di questi tre termini, puntando semmai verso l’afghanite, minerale riscontrato nella maggior parte dei campioni analizzati. Al riguardo sarebbe interessante poter analizzare le liottiti e le davyne delle nostre collezioni per sapere quante afghaniti in realtà siano nascoste sotto quelle etichette.
Afghanite e liottite - identificate presso l’Istituto di Mineralogia dell’Università di Pisa, (Stoppani e Curti, 1982) - si osservano in cristalli esagonali complessi (fig. 4 e 5), comunemente geminati d’aspetto vetroso, incolori o bianchicci fino ad otto millimetri o in gruppi di cristallini ialini e brillanti fino a tre millimetri di diametro con baddeleyite, granato andradite, zircone rosa, apatite e pirosseno. La davyna non è mai stata osservata dagli autori; la sua presenza nelle sanidiniti di Bassano è stata segnalata nel 1981 da G.C. Parodi senza alcuna descrizione (Stoppani e Curti, 1982).

Analcime
Rinvenuto una sola volta dagli autori può essere considerato un minerale raro per questa località. E' stato osservato in cristallini incolori e trasparenti nel classico abito icositedraedrico all’interno di piccoli interstizi e senza altri minerali associati.

Andradite
Questo granato è senz’altro un minerale raro nelle sanidiniti di Bassano. Si presenta in cristalli marrone traslucidi, con abito rombododecaedrico fino a cinque millimetri di diametro, che difficilmente fuoriescono per intero dagli interstizi del sanidino. Osservati in associazione con baddeleyite, afghanite, pirosseno e magnetite.

Apatite
Un fosfato esagonale, appartenente al gruppo dell’apatite, è forse il più importante dei minerali accessori di queste sanidiniti. In alcuni blocchi si osserva in miriadi di cristallini lucentissimi, trasparenti e incolori, raramente rosati, nel classico abito prismatico biterminato dalla caratteristica bipiramide. Le dimensioni non superano i due-tre millimetri di lunghezza (eccezionalmente sono stati segnalati campioni fino ad otto millimetri). Associato con tutti i minerali presenti tranne la baddeleyite.

Baddeleyite
Molto raro, quest’ossido di zirconio monoclino, è stato osservato dagli autori in due blocchi sanidinitici diversi. Le due sanidiniti avevano in comune alcuni minerali accessori, quali andradite e un minerale del gruppo della cancrinite, sui quali poggiavano in maniera precaria ciuffi di esili cristallini tabulari di baddeleyite disordinatamente intrecciati. Il colore è giallo oro con lucentezza da vitrea a grassa. La dimensione dei gruppi non superava il mezzo millimetro di campo.

Biotite
Questa mica presente in quasi tutti i proietti vulcanici del Lazio come minerale accessorio, a Bassano può essere considerato minerale primario. Si presenta in cristalli lamellari a contorno pseudoesagonale di color nero o bruno con lucentezza madreperlacea sulla superficie di sfaldatura.

Ematite
Rinvenuta in cristalli lamellari o lenticolari neri opachi o color ruggine insieme a biotite, orneblenda e pirosseni. Poco interessante al fine collezionistico.

Magnetite
Si rinviene con discreta frequenza in queste sanidiniti. L’abito, generalmente molto complesso, presenta un numero elevato di faccette disposte simmetricamente a simulare un cristallo dall’aspetto sferoidale di gradevole effetto estetico. Non mancano cristallini ottaedrici molto brillanti. Il colore è nero a lucentezza metallica. I campioni, che difficilmente superano i due millimetri di spigolo, sono stati osservati da soli o in associazione con titanite, apatite, pirosseni, orneblenda e thorite (fig. 6 e 7).

Minerale appartenente al gruppo della scapolite
Questo silicato tetragonale, termine intermedio della serie marialite - mejonite nel gruppo della scapolite, è stato rinvenuto a Bassano Romano per la prima volta nel 1985 da Ezio Curti. Il minerale, analizzato nell’ottobre dello stesso anno presso l’allora Istituto di Mineralogia dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza fu classificato come mizzonite (Ruali, 1986), termine ormai discreditato. Il minerale si presentava in cristallini prismatici millimetrici ben formati, traslucidi, incolori o leggermente giallini. In seguito cristallini simili sono stati rinvenuti anche dagli autori insieme ad individui più grandi, opachi e disposti in aggregati di cristalli fascicolati fino a due centimetri, spesso passanti attraverso gli interstizi del sanidino o immersi nella matrice. Osservati sempre da soli, su questi campioni non è stata effettuata analisi di laboratorio.

Minerale appartenere al gruppo degli Anfiboli
Quest’anfibolo, noto tra i collezionisti con il termine un po’ generico di orneblenda, può sfuggire all’osservazione perché si presenta con abito facilmente confondibile con quello dei pirosseni con i quali è comunemente associato. Di colore nero con lucentezza vitrea con cristalli allungati fino a due millimetri di spigolo, oltre che con i pirosseni si osserva in associazione a titanite, apatite e thorite.

Minerale appartenere al gruppo del Pirosseno
Un minerale appartenente al gruppo dei pirosseni è presente in gran quantità in queste sanidiniti. Si osserva sia in cristalli inclusi nella massa, sia in individui translucidi con prisma allungato e terminazioni ben visibili. La lunghezza del prisma difficilmente supera i due millimetri; il colore è nero, verdastro con discreta trasparenza per i cristalli più piccoli. Si rinviene in associazione con tutti i minerali presenti negli interstizi.

Perrierite-(Ce)
Quest’epidoto monoclino fa parte del ristretto numero di minerali di terre rare del Lazio (Bellatreccia, 1994). Dopo le prime segnalazioni dei ritrovamenti di perrierite-(Ce) nell’area di Anguillara (Di Domenico et al., 1987), questo minerale fu osservato in una sanidinite di Bassano Romano dal socio G.M.R. Salvatore Fiori e dopo allora rinvenuto più volte anche dagli autori. Probabilmente questo minerale è più comune di quanto non si ritenga e crediamo che l’eccezionalità con cui sono segnalati i ritrovamenti sia legata soprattutto alla difficoltà nel saperlo identificare subito sul terreno.
La perrierite-(Ce) è caratterizzata da un forte pleocroismo1 a seguito del quale il colore dei cristalli varia secondo la direzione con cui la luce li illumina così che il minerale può apparire marrone, rosso, giallastro o violaceo. Se a ciò si aggiunge il fatto che questo minerale generalmente cristallizza con un abito simile a quello di pirosseno e orneblenda, si capisce come mai le segnalazioni siano così sporadiche.
In alcuni casi fortunati è possibile osservare il fenomeno del pleocroismo direttamente attraverso il lentino 10x, semplicemente ruotando il campione alla luce. Al riguardo occorre sottolineare che sono molto pochi i minerali in cui sia possibile l’osservazione diretta e senza ausilio di particolari strumenti (polarizzatori) del pleocroismo; tra questi possiamo citare la tormalina.
I cristalli di perrierite-(Ce), tranne che in rare occasioni, appaiono corrosi e con spigoli arrotondati, spesso disposti fra loro in aggregati fascicolati convergenti fino a simulare un unico cristallo a terminazione cuneiforme. Senza dubbio rarissimi sono gli individui idiomorfi, apprezzabili sotto il profilo estetico.
In associazione con quasi tutti i minerali presenti, in particolar modo nei proietti dove questi sono maggiormente concentrati fra gli interstizi del sanidino (fig 8).

Quarzo
Poco comune e poco interessante dal punto di vista collezionistico è presente in cristallini ialini fino ad un millimetro di spigolo.

Sodalite
Rinvenuta dagli autori con rarità negli interstizi delle sanidiniti in cristallini geminati incolori e molto brillanti che difficilmente raggiungono il millimetro.

Stillwellite-(Ce)
I primi campioni laziali di questo raro borosilicato trigonale (Della Ventura et al., 1987), sono stati rinvenuti proprio a Bassano Romano. In seguito questa specie mineralogica è stata largamente osservata anche nelle sanidiniti del Vicano e in un proietto del Vulcano Laziale. Il minerale si presenta in cristalli geminati con alcune facce molto allungate, a simulare un prisma sulla sommità del quale spiccano le faccette dalla caratteristica forma pseudopentagonale. Più rari sono i cristalli che hanno avuto uno sviluppo regolare in tutte le direzioni e mostrano le faccette anch’esse tutte rigorosamente pseudopentagonali. I campioni di stilwellite osservati dagli autori, tutti brillantissimi e trasparenti di color rosa chiaro, non superano il mezzo millimetro di spigolo. Prevalentemente osservati in associazione con biotite e ornebenda, con minor frequenza con titanite ed apatite (fig. 9).

Thorite
Questo silicato di torio è presente nella maggior parte dei blocchi sanidinitici rinvenibili in questa località. Si presenta in cristallini submillimetrici dall’inconfondibile color verde erba - verde smeraldo, con pleocroismo evidente al polarizzatore, di buona trasparenza, con il prisma tetragonale sempre molto allungato e terminato dalla classica piramide. Belle sono le epitassie di questo minerale con zirconi rosa e le paragenesi con afghanite, apatite, titanite e magnetite. Negli interstizi tra i sanidini si osservano con frequenza anche diversi individui di thorite in stretta associazione fra loro (fig. 10).

Titanite
La titanite è un minerale molto abbondante in queste sanidiniti, è presente negli interstizi anche in splendidi cristalli geminati color arancio carico fino ad otto-dieci millimetri di grandezza; dimensioni veramente ragguardevoli almeno rispetto a quelle raggiungibili dagli altri minerali. L’abito cristallino non è morfologicamente molto vario, ma sicuramente alcuni campioni, per brillantezza, trasparenza, colore e nitidezza degli spigoli sono particolarmente apprezzati dagli appassionati collezionisti di micromounts. In associazione con tutti i minerali presenti negli interstizi (fig. 11).

Vonsenite
Questo borato si rinviene con rarità in minutissimi gruppi raggiati generalmente impiantati su cristalli di sanidino e pirosseno o in stretta paragenesi con magnetite. Poco importante al fine collezionistico.

Zircone
E’ fra i minerali più comuni, ma anche fra i più interessanti per la bellezza di alcuni campioni e la diversità di situazioni in cui è stato osservato. I cristalli sono prismatici bipiramidali a sezione quadrata con lunghezza del prisma fino a cinque millimetri, abito comune alla maggior parte degli zirconi del Lazio. Il colore generalmente è rosa con buona trasparenza, ma anche incolore o grigiastro. Rispetto ad alcuni zirconi rosa d’altre località, la cui intensità di colore si affievolisce notevolmente una volta esposti alla luce, la maggior parte degli zirconi rosa di Bassano Romano resta inalterata nel tempo. In associazione ad alcuni minerali quali thorite e afghanite i cristalli appaiono opachi, forse per un incipiente processo metamittico2
. Di gradevole effetto estetico sono le epitassie dei cristalli rosa con quelli verde smeraldo di thorite e le paragenesi con apatite, titanite ed afghanite (quasi sempre biancastra in tali situazioni).
Mai riscontrato in associazione con baddeleyite, granato, mizzonite ed analcime (fig. 12).


1. Pleocroismo: variazione del colore di un minerale in rapporto alla direzione dalla quale esso viene osservato; e dovuto all'assorbimento selettivo delle lunghezze d'onda della luce che attraversa il minerale.

2. Metamittico: termine usato per designare una sostanza la cui struttura cristallina sia stata, più o meno completamente, distrutta dalle radiazioni emesse dal decadimento degli elementi radioattivi contenuti nel minerale o nell’ambiente circostante ad esso.

Fig. 4. Afghanite
Fig. 4. Afghanite, gruppo di cristalli ialini di 0,6 mm, coll. e foto E. Signoretti.

Fig. 5. Afghanite
Fig. 5. Afghanite, caratteristico accrescimento di cristalli, dim. del gruppo 1,8 mm, coll. e foto E. Signorelli.

Fig. 6. Magnetite
Fig. 6. Magnetite di Bassano Romano: abito cristallino complesso, con ottaedro (o) e tetracisottaedro (f).

Fig. 7. Magnetite
Fig. 7. Magnetite, cristallo caratteristico di 1 mm, coll. e foto E. Signoretti.

Fig. 8. Cristallo di perrierite-(Ce)
Fig. 8. Lo stesso cristallo di perrierite-(Ce) (0,7 mm) e ripreso in posizioni e condizioni di illuminazione diverse, e evidente il pleocroismo; coll. e foto S. Fiori.

Fig. 9. Stillwellite-(Ce)
Fig. 9. Stillwellite-(Ce), cristallino limpido di 0,5 mm, coll. E. Signorelli, foto N. Benvegnu.

Fig. 10. Thorite
Fig. 10. Thorite su zircone rosa, cristallo di 0,4 mm, coll. F. Gemma, foto E. Signoretti.

Fig 11 Titanite
Fig 11 Titanite, cristallo di 1,1 mm, coll. e foto S. Fiori.

Fig. 12. Zircone
Fig. 12. Zircone, gruppo di cristalli di colore intenso, il maggiore di 1 mm, coll. M. Papacci, foto E. Signoretti.




BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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